Aspetta da 5 mesi l’operazione e rischia di perdere il lavoro
LANCIANO . Attende da 5 mesi la chiamata della Asl per sottoporsi ad un intervento di rimozione di una vite nel perone. Un’attesa tra dolori lancinanti che l’ha portata anche a dover chiedere un...
LANCIANO . Attende da 5 mesi la chiamata della Asl per sottoporsi ad un intervento di rimozione di una vite nel perone. Un’attesa tra dolori lancinanti che l’ha portata anche a dover chiedere un periodo di aspettativa dal lavoro, non perché guarita ma per evitare di essere licenziata. È l’odissea che sta vivendo una donna frentana di 37 anni, che ora, stanca, dolorante e arrabbiata, ha chiesto l’intervento di un avvocato per risolvere il problema.
La donna il 19 febbraio 2020 ha avuto un incidente e si è frattura il perone destro. Il 24 febbraio è stata sottoposta ad intervento chirurgico nell’ospedale Renzetti con l’inserimento di una placca e una vite nell’osso per riparare la frattura (osteosintesi con placca peroneale dedicata ed inserimento vite transidesmotica). Dal 24 febbraio al 30 aprile è stata medicata, le sono stati tolti i punti e il gambaletto. «Ma è iniziata una odissea», racconta la donna, «il 30 aprile mi è stato detto che sarei stata richiamata a breve per la rimozione della vite, ma ad oggi non solo non sono stata chiamata, nonostante i solleciti e una lettera del mio avvocato alla Asl, ma non è stata neanche programmata la data per rimuoverla e mi sta provocando gonfiore e dolore al piede. Si parla di umanizzazione delle cure, di attenzione ai pazienti: parole prive di significato per me». Oltre al danno la 37enne rischia anche di subire la beffa. «Rischio di perdere il posto di lavoro», dice, «dopo aver usufruito anche delle ferie sono stata costretta a chiedere l’aspettativa per non rischiare il licenziamento. È davvero troppo». Stanca e sfiduciata la donna si è rivolta ad un avvocato. «Per l’ingiustificato ritardo nella rimozione della vite, e ormai si parla di omissione, ho dato mandato ad una legale per trovare il modo di essere finalmente operata», chiude, «e chiedere i danni materiali e morali subiti e subendi come l’utilizzo improprio delle ferie, la richiesta di aspettativa e soprattutto per la disumanizzazione delle cure visto il continuo dolore subito per la permanenza anomala della vite». (t.d.r.)

