Assalto al 118: fino a 180 chiamate l’ora

2 Novembre 2020

Super lavoro degli operatori della centrale: c’è una valanga di richieste da parte di cittadini che temono per la salute

CHIETI. Una valanga di domande, richieste, paure. C’è chi ha il terrore di essere stato contagiato e chi piange per figli, nipoti e anziani genitori. C’è chi vuole fare il tampone a tutti costi e chi è in ansia perché il risultato non ancora arriva. Da quando il coronavirus ha ricominciato a correre, non c’è un secondo di tregua alla centrale operativa del 118 di Chieti. L’aumento è esponenziale, i telefoni squillano in continuazione, le ambulanze vanno e vengono dall’alba a notte fonda. «Arriviamo a gestire fino a 180 chiamate ogni ora», spiega il responsabile Adamo Mancinelli. «L’80% di queste è legato al Covid. Le persone sanno che qui trovano sempre una risposta. Ma tante domande sono, per così dire, improprie». Un esempio su tutti? Molti pazienti vogliono che sia il 118 a prescrivere il tampone, mentre la competenza è del medico di famiglia.
Il quesito più ricorrente, però, è un altro: ho febbre e mal di gola, è l’influenza o il coronavirus? «Il picco», riprende Mancinelli, «c’è dalle ore 9 alle 13 e dalle 17 alle 20. Gli operatori rispondono attraverso quattro postazioni, sempre attive. Ogni giorno, in media, riceviamo circa 2.400 telefonate». Il 118 di Chieti è in prima linea per i tamponi: oltre a gestire i tre drive-in di Ortona, Atessa e Gissi, gli infermieri si occupano dei test a domicilio (prescritti dai medici di famiglia quando i pazienti non possono spostarsi, hanno febbre o sono già in quarantena), nelle scuole, nelle residenze sanitarie assistite, nelle grandi industrie e al personale della Asl. «Quotidianamente i tamponi sono 1.200 al giorno», sottolinea il dottor Mancinelli.
È intensa la collaborazione tra il 118 e il pronto soccorso del Santissima Annunziata di Chieti, riferimento in tutta la provincia per il coronavirus. «Stiamo lavorando per migliorare il servizio e per evitare le code delle ambulanze davanti all’ospedale. Per accelerare i tempi, ad esempio, abbiamo deciso di fare sui pazienti i tamponi rapidi, in modo tale da sapere se gestirli come Covid oppure no». Al tempo stesso, gli accessi in pronto soccorso per questioni non inerenti al virus sono calate. Tanto per rendere l’idea: in passato, al minimo dolore al petto i pazienti o si recavano in ospedale oppure telefonavano al 118. Adesso, invece, le persone hanno paura di contrarre il Covid: se la situazione ai loro occhi non appare grave, tendono a non andare in pronto soccorso.
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