Assalto al bancomat con la bomba: 3 condanne e un rinvio a giudizio

13 Marzo 2024

CHIETI. Scattano le condanne per la banda che assaltava i bancomat con l’esplosivo. O meglio: con una vera e propria «bomba da guerra», raccontano le carte dell’inchiesta, che avrebbe potuto...

CHIETI. Scattano le condanne per la banda che assaltava i bancomat con l’esplosivo. O meglio: con una vera e propria «bomba da guerra», raccontano le carte dell’inchiesta, che avrebbe potuto provocare lesioni fino a una distanza di trenta metri. Il giudice del tribunale di Chieti Maurizio Sacco ha inflitto 3 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno al 30enne Ruggiero Barra e al 35enne Paolo Casamassima e 3 anni, un mese e 10 giorni al 41enne Fabio Cetrulo. La sentenza è arrivata con il rito abbreviato: significa che gli imputati hanno beneficiato dello sconto di un terzo della pena. Antonio Gerardo Pezzano, 55 anni, ha scelto invece il rito ordinario ed è stato rinviato a giudizio: la prima udienza è stata fissata al prossimo 10 settembre. I quattro erano stati già condannati in primo e in secondo grado, ma la Cassazione aveva annullato tutto per una questione procedurale e gli atti erano tornati al pm. Si tratta dei malviventi, originari della provincia di Foggia, che fanno parte del «gruppo criminale» sgominato dai carabinieri l’8 dicembre 2019, a Tollo, prima di un colpo.
LA CATTURA
Sono le 2 di notte quando una pattuglia dell’Arma intercetta una Ford Focus scura più volte segnalata nei luoghi di precedenti assalti. Il sospetto immediato è che si tratti della banda della marmotta, ordigno artigianale che non c’entra niente con il roditore: a forma di pala, s’infila nella fessura di erogazione delle banconote. Altri indizi arrivano nel giro di qualche secondo: i quattro uomini che si trovano nell’auto, dopo aver nascosto un fagotto tra la vegetazione della strada provinciale Miglianico-Tollo, alla vista dei lampeggianti, tentano di darsi alla fuga in direzione del centro abitato. Qui, però, la Focus viene raggiunta e bloccata dai militari. Pezzano, Cetrulo, Casamassima e Barra provano a giustificare la loro presenza in zona con la più banale delle scuse: «Dobbiamo recuperare un furgone andato in panne qualche giorno fa». Ma i componenti della banda non possono fare altro che arrendersi all’evidenza. La conferma arriva quando i carabinieri, nel luogo dove i ladri erano stati sorpresi pochi minuti prima, trovano «un ordigno esplosivo di natura artigianale», la marmotta appunto: avvolta tra le coperte e abbandonata tra la vegetazione, è dotata di una lunga miccia ed è già carica di 381 grammi di miscela esplosiva in polvere.
L’ITER
Il resto è storia recente: la vecchia sentenza annullata dalla Suprema corte, le carte che tornano al pm Marika Ponziani (ieri in aula c’era il pm Giuseppe Falasca), le nuove condanne. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Gianluca Carlone, Antonio Valentini, Andrea Pizzirani, Roberto Di Loreto, Alfredo Trama e Luigi Sauro. (g.let.)