Assalto al bancomat, due maxi condanne

16 Gennaio 2019

Il colpo fallito e la sparatoria contro i carabinieri a Piane d’Archi: scattano pene fino a 6 anni e 4 mesi per i pugliesi in azione

LANCIANO. Avevano tentato di far saltare in aria il bancomat di Piane d’Archi, ingaggiato un conflitto a fuoco con i carabinieri ed erano fuggiti nelle campagne ma poi erano stati arrestati. Ora due dei 5 malviventi della banda della “marmotta”, Francesco Reddavide, 33 anni di Cerignola, e Cristoforo Aghilar, 35, di Orta Nova, sono stati condannati dal giudice per le udienze preliminari Marina Valente con rito abbreviato rispettivamente a 6 anni e 4 mesi di reclusione e a 4 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Stralciata la posizione degli altri tre arrestati: Antonio Cataldo, 39 anni, Potito Diglio (36), e Massimiliano Lionetti (46) di Cerignola. Tutti rispondevano dell’accusa di tentata rapina, tentato omicidio – hanno cercato di investire i carabinieri e hanno fatto fuoco – detenzione illecita di armi (un kalashnikov) ed esplosivi e ricettazione della Fiat Stilo usata per il colpo fallito e rubata a Barletta. Tra i 5, tutti mandati a processo con rito immediato, solo Reddavide, rappresentato dall’avvocato Giancarlo Frini di Foggia, e Aghilar, difeso da Giancarlo De Marco del foro di Pescara, hanno scelto l’abbreviato discusso di fronte al gup Valente.
Il tentato colpo con sparatoria risale alla notte tra il 5 e 6 maggio 2018 quando, secondo l’accusa sostenuta in aula dal sostituto procuratore Francesco Carusi, i due, con gli altri complici, avrebbero cercato di far esplodere il bancomat di Piane D’Archi che conteneva 56mila euro. Sono arrivati al bancomat con una Fiat Stilo rubata a marzo (da qui la ricettazione), hanno spaccato la vetrata accanto allo sportello automatico con un ariete di ferro e piazzato la “marmotta”, la pala con 380 grammi di polvere pirica, nel cassetto dove escono i contanti. Ma, prima che il bancomat esplodesse, sono intervenuti i carabinieri che li seguivano da tempo. I ladri però non si sono fermati e, come riportato in aula, sono risaliti sull’auto per fuggire. Nonostante un carabiniere avesse sparato dei colpi alla macchina, tre al radiatore e due alla gomma destra, e un proiettile avesse ferito anche Lionetti a una gamba, i ladri hanno continuato a scappare e hanno cercato di investire i carabinieri. Dopo aver abbandonato la macchina, sono fuggiti a piedi nelle campagne tra Casoli e Sant’Eusanio ma sono stati arrestati. Reddavide e Aghilar, dopo la sentenza di condanna che può essere appellata, restano in carcere.