Ortona

Assalto al portavalori, la testimonianza: «I colpi di mitra e un boato, pensavo che crollasse la casa»

6 Gennaio 2026

La donna che vive con il marito a ridosso dell’autostrada: «Abbiamo avuto paura». La telefonata fatta al nipote e la corsa fuori dall’abitazione: «Tremava tutto»

ORTONA. I vetri della cucina tremano all’improvviso, investiti da un’onda d’urto che attraversa i vigneti e supera i muri di casa. Non è il tuono di un temporale estivo e non è il rombo sordo del terremoto. La rapina al portavalori dell’Aquila, andata in scena all’alba sull’A14, ha trovato spettatori involontari e terrorizzati proprio in coloro che vivono a ridosso di quel pezzo d’asfalto. Maria Grazia Mazzocca e Dante Primiterra abitano a pochi metri dalla carreggiata, separati dall’autostrada solo dai filari dei vigneti. Dal loro appartamento i banditi in azione rimangono invisibili, coperti dalla vegetazione e dai dislivelli, ma l’assalto si sente tutto. Una sequenza terrificante: prima la raffica secca delle armi automatiche, poi l’esplosivo utilizzato per sventrare il blindato. I due coniugi raccontano quei minuti in cui la cronaca nera ha fatto irruzione con prepotenza nella loro quotidianità.

In contrada San Nicola, nel territorio di Ortona, la giornata inizia molto prima che sorga il sole. Dante è tornato a letto da appena cinque minuti, l’orologio segna le sei e dieci, quando il silenzio della campagna si spezza. Non è un rumore di fondo, è una scarica di colpi che entra fin dentro la camera da letto. «Abbiamo sentito prima le mitraglie», racconta Maria Grazia. La donna usa una parola antica, «mitraglie», per descrivere un terrore attualissimo: colpi continui, pesanti, che non lasciano spazio a dubbi. «Si sentivano forte, molto forte». È il suono di un assedio che si consuma a pochi passi dalla loro casa.

La paura non dà il tempo di ragionare. Al crepitio delle armi segue quasi subito un boato che fa tremare l’aria e la terra. I rapinatori hanno usato l’esplosivo, e per chi si trova lì, separato dall’inferno solo da un pezzo di vigna, la sensazione è quella della fine. «Dopo le mitragliette è arrivato quel botto, un’esplosione grande», spiega Primiterra. «Tutto sarà durato cinque minuti». In quegli istanti, dentro l’abitazione, non si pensa a una rapina. Si pensa a un disastro, a qualcosa che sta cedendo sopra le loro teste. L’angoscia di Maria Grazia è palpabile nel ricordo di quei momenti: «La paura è stata forte. Dopo il botto tremendo, credevo ce ne fossero ancora, ho detto: chissà se ora si rompe tutto qua. Sembrava che stesse crollando ogni cosa. Abbiamo telefonato a nostro nipote».

Solo affacciandosi al porticato i due coniugi riescono a dare un contorno a quello spavento. La casa è in piedi, ma la minaccia arriva dalla strada, da quell’autostrada che corre troppo vicina alle loro vite. «È qua, proprio qua», indica la signora Mazzocca, mostrando la terra che coltivano. «Questo è tutto il nostro vigneto e poi, dall’autostrada, c’è un altro pezzo di vigneto». È una vicinanza che toglie il respiro, che trasforma il giardino di casa in una zona di guerra. Con un pragmatismo amaro, la donna osserva che quel tratto di A14 sembra disegnato apposta per certi crimini: «Quello è il punto più facile se fanno le rapine».

Quando i rumori dell’assalto cessano, lasciando il posto alle sirene, prevale il bisogno di capire. Dante esce nel freddo dell’alba, raggiunge il cavalcavia che sovrasta la carreggiata. Sotto di lui vede i lampeggianti e la polizia. Si avvicina per chiedere, per avere una conferma che scacci i fantasmi peggiori. «Ho chiesto agli agenti: “Che è successo?”. Mi hanno risposto: “È una rapina”». La reazione dell'uomo è un paradosso che racconta tutta la paura provata poco prima: «Ho detto: “Ah, meno male”». Può sembrare assurdo provare sollievo di fronte a un assalto armato, ma Primiterra spiega con disarmante sincerità quel sentimento: «Beh, in un certo senso sì. Quando abbiamo capito la cosa, che cosa era successo veramente, abbiamo avuto paura». Ma in quel primo istante, sapere che non era il terremoto, che la casa non stava crollando addosso a loro, è sembrata l’unica notizia che contasse davvero.  

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