Assalto in banca, due condanne a 8 anni

L’irruzione nella filiale con parrucca, baffi finti e taglierino: nei guai una coppia di banditi proveniente da Palermo
CHIETI. Assaltarono la banca con taglierino, parrucca e baffi finti. Ieri, dopo oltre sette anni da quella rapina che fruttò 70mila euro, Antonio Mirabelli e Antonino Di Mauro sono stati condannati a 8 anni di carcere ciascuno.
La sentenza è stata pronunciata dal tribunale di Chieti, presieduto da Guido Campli (giudici a latere Andrea Di Berardino e Chiara Di Gerio), che ha accolto in pieno le richieste del sostituto procuratore Giuseppe Falasca. Nei confronti dei due imputati, entrambi di Palermo e rispettivamente di 56 e 54 anni, è stata applicata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. I malviventi sono stati incastrati dalle indagini dei carabinieri.
Il colpo risale al 21 dicembre del 2012 ed è stato messo a segno nella filiale di San Giovanni Teatino della Banca popolare di Ancona. Quel giorno – in base alla ricostruzione degli investigatori – la coppia di rapinatori entra in azione nel pomeriggio, poco prima della chiusura. Il primo a fare irruzione in banca è Di Mauro, che chiede di parlare con il direttore dopo essersi presentato allo sportello come “Di Gregorio”. In quegli stessi istanti, stando sempre all’accusa, il complice riesce ad entrare in banca spacciandosi per un militare della guardia di finanza e mostrando tanto di tesserino. A questo punto, sotto la minaccia di un taglierino, costringono i clienti e i dipendenti a entrare in un’altra stanza. Ottenuto il codice segreto, Di Mauro e Mirabelli si fanno poi aprire la cassaforte e s’impossessano del denaro, all’incirca 70mila euro. La telefonata al 112 parte immediatamente, ma i banditi riescono a fare perdere le loro tracce.
Il resto è storia più recente: gli accertamenti portati avanti dai carabinieri hanno consentito di dare un volto e un nome ai malviventi. Entrambi sono stati denunciati a piede libero nell’aprile del 2016 per rapina pluriaggravata.
E ieri mattina è arrivata la doppia condanna. I difensori degli imputati, gli avvocati Alessandra Morganti e Maurizio Piazza, avevano chiesto l’assoluzione: ora si preparano al ricorso in appello perché ritengono che manchino le prove.
Nel febbraio del 2015, Antonino Di Mauro è stato arrestato per una rapina da 181mila euro messa a segno, con un complice, alla banca Marche di Chieti Scalo: anche in quel caso indossava una parrucca. A inchiodarlo, secondo le indagini della polizia, sono state le immagini delle telecamere, il racconto della direttrice della filiale e la consulenza antropometrica.
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