Assistenti sociali picchiate «Qui minacce ogni giorno»

Lanciano. Il Comune con il sindaco Pupillo pronto a chiedere i danni all’aggressore L’assessore Bendotti: nessun rispetto per le istituzioni, siamo in battaglia da sole
LANCIANO. «Lavoriamo chiuse in un imbuto, a diretto contatto con ogni tipo di disagio che, spesso, si tramuta in violenza» L’assessore alle politiche sociali, Dora Bendotti, ha le lacrime agli occhi nel raccontare quanto accaduto negli uffici di via dei Frentani giovedì pomeriggio. Un incontro protetto tra genitori a cui sono state tolte le figlie per problemi di maltrattamenti e violenza in famiglia da parte del padre, due bambine di 8 e 9 anni e l’assistente sociale, si è trasformato improvvisamente in una terribile esplosione di rabbia e aggressività. L’operatrice che stava seguendo il caso aveva appena detto «come siete belli qui tutti insieme a fare merenda» che l’uomo, noto per la sua indole violenta, si è scagliato contro di lei a calci, testate e pugni sul volto gridando «ti ammazzo» davanti alle sue bambine rimaste atterrite. La donna aggredita è stata spinta in un angolo dell’androne di ingresso raggiunto nel tentativo di fuggire e l’uomo ha continuato a massacrarla di pugni dappertutto e calci in pancia. Ferita anche la collega che ha tentato invano di bloccare la furia dell’uomo. Le due donne sono state trasferite in Pronto soccorso il cui referto è di 20 e 10 giorni di prognosi. La prima operatrice aggredita ha riportato un trauma cranio-facciale con edema ecchimotico dell’emivolto sinistro e contusioni su arti, tronco e addome. Ma seguiranno altri accertamenti.
Il sindaco, Mario Pupillo, ha già annunciato che il Comune si costituirà parte civile per l’aggressione. Restano l'amarezza, la rabbia, il senso di impotenza e la paura di dover operare in un luogo, quello degli uffici delle politiche sociali, dove si tocca la carne viva dell’umanità e del disagio sociale e che, però, non riesce a fornire più alcuna garanzia di sicurezza per le dieci dipendenti, tutte donne, e gli utenti che lo frequentano. «Qui si entra ogni mattina con la consapevolezza di dover maneggiare una bomba a orologeria», racconta la Bendotti, «ogni giorno, in ogni momento siamo vittime di minacce, aggressioni verbali e più volte anche fisiche. Si è perso il senso del rispetto delle istituzioni e della persona in un momento storico e sociale molto critico, dove la sofferenza ha generato insoddisfazione, sfiducia, rabbia crescente. Ci sentiamo sole in questa battaglia. Questo è un presidio dello Stato e come tale dobbiamo poter garantire al personale e agli utenti la serenità e la tutela della persona. Sarà la mia battaglia politica», annuncia l’assessore, «noi tutte qui che lavoriamo indefessamente e tspesso in silenzio per fornire un servizio a categorie delicate della società, continueremo a batterci per garantire questa offerta, ma allo stesso tempo lo Stato, gli enti e la società civile ci devono stare vicino e de tutelarci».
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