Assolta per l’abbandono della figlia

5 Giugno 2015

«Madre incapace d’intendere e volere 4 anni fa». Ma ora sta meglio

VASTO. Straziata e sotto choc per l’abbandono del marito si ammalò di una grave forma depressiva. Chiusa in sè stessa, cominciò a trascurare la figlia al punto che la bambina venne dichiarata adottabile e lei finì in giudizio con l'accusa di abbandono di minori. La vicenda risale al 2011. Dopo 4 anni ieri il giudice monocratico del tribunale di Vasto ha assolto la donna dichiarandola «non punibile poiché incapace di intendere e di volere al momento dei fatti».

«La mia cliente fu accusata di aver omesso di praticare le cure morali e materiali alla propria figlia. Un esposto anonimo fece finire la vicenda sul tavolo dei servizi sociali e dell’autorità giudiziaria. La perizia psichiatrica sull’imputata, eseguita dal dottor Vincenzo Vecchione, di Campobasso, ha rivelato l0incapacità d’intendere e di volere della madre al momento dei fatti in ragione di una rara e grave forma di stress psicofisico», racconta il difensore della donna, l’avvocato Gianni Menna. Ora la donna sta meglio e sta recuperando le proprie capacità.

«Grazie all’aiuto dei familiari e delle istituzioni, è pienamente recuperata e guarda al futuro di madre con maggiore fiducia», conferma l’avvocato Menna. La sentenza assolutoria ha giovato e non poco all’imputata. Il peggio è passato anche se la battaglia giudiziaria non può dirsi terminata dal momento che è tutt’ora in corso, davanti alla Corte di Cassazione, il giudizio civile sulla dichiarazione dello stato di adottabilità della minore. «Ovviamente, la pronuncia assolutoria adottata dal tribunale dà vigore alle speranze della mia cliente in ordine agli esiti favorevoli del giudizio penale. La madre attende con fiducia la pronuncia della Cassazione nella speranza di poter tornare a vivere con la propria creatura aiutata anche dalla propria famiglia», conclude Menna. (p.c.)

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