Assolti gli ex vertici di Serfina: non fu usura

20 Marzo 2019

Soldi concessi a un’azienda, per 4 bancari cade anche l’accusa di estorsione: «Il fatto non sussiste»

CHIETI. Non ci fu usura e nemmeno estorsione. Il tribunale di Chieti ha assolto perché il fatto non sussiste 4 bancari che all’epoca dei fatti, fra il 2007 e il 2010, ricoprivano ruoli dirigenziali all’interno di Serfina, la società finanziaria che aveva sede a Chieti, nata nei primi anni ’90 a servizio delle imprese, e che poi si era trasformata in banca. Si tratta di Romeo Di Fonzo, che è stato direttore sia di Serfina Finanziaria che di Serfina Banca; Bruno D’Intino, all’epoca direttore della banca; Sandra Scurci, vice direttore di Serfina Banca; e Andrea Miccoli, impiegato e stretto collaboratore di D’Intino. Erano tutti accusati di usura ed estorsione: per la prima imputazione il pm Giuseppe Falasca aveva chiesto la condanna degli imputati a un anno e 6 mesi di reclusione e 4mila euro di multa, mentre per l’estorsione aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Le accuse ruotavano intorno ad un prestito e ad un mutuo erogati ad una società che si occupava di elettronica; prestiti che, per la procura, erano a condizioni usurarie sia per il tasso pattuito e applicato, superiore al tasso soglia rilevato ogni tre mesi, sia per le concrete modalità del fatto. Un prestito di oltre 647.500 euro, in particolare, venne erogato – sempre secondo l’accusa – convenendo l’emissione di 84 cambiali con scadenza mensile dell’importo di 9.372 euro ciascuna, con un tasso di interesse dell’11,25%, che superava il tasso soglia. Somma che – sostiene il pm – non venne erogata ai beneficiari, ma fu reimpiegata immediatamente dalla banca per pagare i debiti accumulati dalla società sui conti correnti, mentre il legale rappresentante dell’azienda, la moglie e uno dei figli sarebbero stati costretti a firmare le prime 10 cambiali dietro la minaccia consistita nel prospettare il recupero immediato da parte di Serfina delle somme che la società doveva restituire. Accuse che i difensori degli imputati, gli avvocati Marco Femminella e Augusto La Morgia, hanno smontato. I due legali hanno sottolineato che la banca voleva risanare la società e che l’ha sostenuta costantemente, che Serfina disponeva già delle fideiussioni per poter eventualmente conseguire il decreto ingiuntivo e che le cambiali erano solo il pungolo per ottenere l’adempimento alla scadenza. Ma il collegio presieduto da Guido Campli (giudici a latere Andrea Di Berardino e Chiara Di Gerio) ha assolto gli imputati con la formula più ampia. (g.let.)