Assolto dalla bancarotta fraudolenta

5 Aprile 2019

Accusato di avere distratto 196mila euro, ma non ha preso nulla

VASTO. Non può essere considerato colpevole di bancarotta fraudolenta il dirigente di un’azienda in franchising che gestisce i beni e li porta via senza mettere al corrente il dipendente. È quanto ha stabilito il tribunale di Vasto assolvendo G.F., finito in giudizio dopo il fallimento del market in franchising per il quale lavorava. G.F . ha rischiato una pena di 4 anni di reclusione. L’uomo era accusato di aver distratto 196mila euro di beni.
La vicenda risale a sei anni fa. L’imputato dirigeva un market . L’attività commerciale fallì. Il dirigente, dopo aver fatto un corretto inventario, consegnò i documenti all’azienda e nell’occasione riconsegnò anche le chiavi dell’attività ai titolari del franchising. La sorpresa arrivò quando i creditori presentarono il conto: avrebbero dovuto ricevere 196mila euro. Una volta raggiunto il locale chiuso per fallimento, però, i creditori e il curatore fallimentare lo trovarono vuoto. Spariti prodotti e arredi. Ad essere accusato della sparizione dei beni fu G.F.. L’uomo fu rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta.
Il difensore è riuscito però a dimostrare ai giudici che i beni spariti non facevano parte del patrimonio personale dell’imputato che, peraltro, non aveva mai preso nulla per se. Il tribunale ha accolto la tesi difensiva e ritenuto che non poteva essere addossata a G.F. l’accusa di bancarotta perché i beni distratti non facevano parte del suo patrimonio personale ma rientravano nei beni del franchising. Per G.F. è stata la fine di un incubo. L’uomo non solo si era trovato in una situazione lavorativa delicata, ma ha dovuto subire un lungo iter giudiziario e poi in giudizio in tribunale senza sapere neppure dove fossero finiti i beni sottratti ai creditori. Soddisfatto il suo legale, l’avvocato Sebastiano Del Casale. (p.c.)
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