Assolto dalla bancarotta fraudolenta
Accusato di avere distratto 196mila euro, ma non ha preso nulla
VASTO. Non può essere considerato colpevole di bancarotta fraudolenta il dirigente di un’azienda in franchising che gestisce i beni e li porta via senza mettere al corrente il dipendente. È quanto ha stabilito il tribunale di Vasto assolvendo G.F., finito in giudizio dopo il fallimento del market in franchising per il quale lavorava. G.F . ha rischiato una pena di 4 anni di reclusione. L’uomo era accusato di aver distratto 196mila euro di beni.
La vicenda risale a sei anni fa. L’imputato dirigeva un market . L’attività commerciale fallì. Il dirigente, dopo aver fatto un corretto inventario, consegnò i documenti all’azienda e nell’occasione riconsegnò anche le chiavi dell’attività ai titolari del franchising. La sorpresa arrivò quando i creditori presentarono il conto: avrebbero dovuto ricevere 196mila euro. Una volta raggiunto il locale chiuso per fallimento, però, i creditori e il curatore fallimentare lo trovarono vuoto. Spariti prodotti e arredi. Ad essere accusato della sparizione dei beni fu G.F.. L’uomo fu rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta.
Il difensore è riuscito però a dimostrare ai giudici che i beni spariti non facevano parte del patrimonio personale dell’imputato che, peraltro, non aveva mai preso nulla per se. Il tribunale ha accolto la tesi difensiva e ritenuto che non poteva essere addossata a G.F. l’accusa di bancarotta perché i beni distratti non facevano parte del suo patrimonio personale ma rientravano nei beni del franchising. Per G.F. è stata la fine di un incubo. L’uomo non solo si era trovato in una situazione lavorativa delicata, ma ha dovuto subire un lungo iter giudiziario e poi in giudizio in tribunale senza sapere neppure dove fossero finiti i beni sottratti ai creditori. Soddisfatto il suo legale, l’avvocato Sebastiano Del Casale. (p.c.)
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