Assolto dopo otto anni di calvario
Condannato a 4 anni per estorsione e spaccio, giovane guardiese riabilitato
GUARDIAGRELE. Accusato di estorsione, traffico di cocaina e resistenza a pubblico ufficiale, dopo un calvario durato otto anni, Attilio De Laurentis, è stato assolto. I fatti risalgono alla notte di San Lorenzo del 2007, quando il giovane guardiese, oggi trentatreenne, viene arrestato dai carabinieri in largo Garibaldi. Tra lui e chi lo accusa c'è una scaramuccia per un debito di pochi euro da onorare. Le accuse rivolte al giovane però sono gravi: estorsione e traffico di cocaina, alle quali si aggiunge poi anche la resistenza a pubblico ufficiale. L'indagato, passa così diversi giorni nel carcere di Madonna del Freddo e poi, nel 2011, compare davanti al giudice del Tribunale di Chieti che lo condanna a quattro anni di reclusione, multa e risarcimento della parte civile. Successivamente, ricorre in appello con un nuovo difensore, l'avvocato Graziano Benedetto. La lite infatti era nata per un regolamento di conti economici, in altre parole, si trattava di un esercizio arbitrario delle proprie ragioni, un reato procedibile a querela e non certamente il grave reato di estorsione, procedibile invece d'ufficio. Del traffico di stupefacenti poi, non era emersa la minima prova nel processo di primo grado.
Data la gravità delle accuse, il difensore nella prima udienza del 5 dicembre 2014, ottiene un rinvio davanti alla Corte d' Appello, grazie ad un cavillo di natura procedurale. Il giovane, vede prescriversi il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Nell'ultima udienza dello scorso 1 aprile, la difesa si batte per dimostrare che non può trattarsi di estorsione, ma di aver reclamato un proprio credito. Dello spaccio non c'è alcuna prova, quindi la sentenza va riformata. La Corte d'Appello, presieduta dal giudice Giovanni Cirillo, a latere Tascone e Grilli, ha accolto la tesi difensiva. Tutto a posto dunque e reati estinti. «Alla fine di questo processo» osserva l'avvocato Benedetto «rimane la profonda angoscia di una brutta esperienza che di certo ha segnato la vita di un giovane, il quale ha subito otto anni di calvario in un periodo fondamentale della vita, quando si sviluppa una professione e una famiglia. Con la gravità delle accuse, non ha avuto poi la possibilità di recarsi all'estero o di fare concorsi, conoscendo invece il carcere e la gogna pubblica. Se i fatti fossero stati valutati dall'inizio con più attenzione » conclude Benedetto « tutto questo certamente non sarebbe successo».
Giovanni Iannamico
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