Assolto nella lite tra fratelli per l’eredità

23 Luglio 2014

RAPINO. Una intrigata storia di denuncie tra fratelli, scaturita da una eredità, con al centro della vicenda una vecchia Ape Piaggio, si conclude con l’assoluzione di uno dei congiunti perché il...

RAPINO. Una intrigata storia di denuncie tra fratelli, scaturita da una eredità, con al centro della vicenda una vecchia Ape Piaggio, si conclude con l’assoluzione di uno dei congiunti perché il fatto non costituisce reato. La storia nasce quando i fratelli devono dividersi l’eredità paterna e uno di loro viene estraniato dal testamento, in quanto, a dire del testatore, ha già ottenuto la sua parte di beni. La cosa però, non va giù all’escluso che si ritiene offeso dalla decisione testamentale del padre, e intenta con i fratelli una causa civile per le spese funebri del congiunto, uscendone però perdente.

A quel punto, uno dei fratelli, S.R.P., 64 anni, trasferitosi in Svizzera da anni, con l’assenso dei fratelli nominati in testamento, si intesta la vecchia Ape del padre, che per tutti aveva un valore solo affettivo. Nel compiere l’operazione commette però un’ingenuità: dichiara di essere l’unico erede. Venuto a conoscenza del fatto, il fratello escluso dall’eredità lo denuncia per falso. L’emigrante, viene così rinviato a giudizio. Il fratello denunciante, si costituisce addirittura parte civile per danni morali e vuole essere risarcito. Comincia il processo e l’emigrante pare schiacciato al muro dalle accuse. Difeso dall’avvocato Graziano Benedetto, assiste però ad un colpo di scena. Il legale infatti, non nega i fatti contestati, ma spiega che il soggetto, emigrato fin da piccolo all’estero, non ha una cultura importante, parla costantemente in tedesco, tranne nelle brevi rimpatriate e, non comprende il significato di termini tecnici come “legittimato, legatario all’eredità e simili” che, spesso, mettono in crisi anche gli stessi addetti ai lavori. «Il mio assistito», ha osservato l’avvocato Benedetto nell’arringa, «ha agito in buona fede, credendo di essere l’unico erede in base al testamento, e nulla cambia se non è così, perchè i fratelli indicati nel testamento, gli avevanno dato ampio parere favorevole, tanto da indurlo a crede, di essere l'unico erede». Giovanni Iannamico

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