Ateneo, chiusa l’inchiesta sulle false assunzioni

13 Ottobre 2016

Gli indagati sono sei. L’accusa: presunte truffe a danno di quindici famiglie Le promesse sui posti di lavoro fantasma avrebbero fruttato 100mila euro

CHIETI. Per la Procura promettevano posti fantasma all'università di Chieti in cambio di denaro.

Una organizzazione perfetta dove alcuni dei componenti si spacciavano telefonicamente per il Rettore e la sua segretaria per rassicurare le vittime. A un anno dai fatti il pm Giuseppe Falasca chiude l’inchiesta per 6 persone accusate a vario titolo di presunte truffe a danno di una quindicina di famiglie. Si tratta di: Patrizia Marino, Marco Marino, Pamela Magno, Luciano Di Odoardo, Lino D'Arcangelo e Maria Concetta Vadini.

Il 12 febbraio del 2015 erano state emesse 5 ordinanze di custodia cautelare a carico di Patrizia Marino, 56 anni, impiegata Asl di Ortona che avrebbe avuto il compito, secondo l’accusa, di procacciare le vittime; Pamela Magno 33 anni, disoccupata di Ortona, figlia della Marino, presunta ideatrice di tutte le attività illecite. Sempre secondo l’accusa sarebbe stata lei ad assegnare compiti e ruoli agli altri complici e a redigere di proprio pugno false scritture private. Si sarebbe inoltre sostituita a persone realmente esistenti o immaginarie, millantando anche conoscenze influenti all’interno dell’ateneo; Marco Marino 55 anni, disoccupato di Ortona, fratello di Patrizia, il quale, secondo l’accusa, al pari della nipote, avrebbe redatto di proprio pugno false scritture private sostituendosi anche a persone realmente esistenti o immaginarie; Luciano Di Odoardo, 75 anni, di Ortona, dirigente Arta Pescara, ritenuto il probabile ideatore del sistema. L’uomo avrebbe utilizzato la propria autorevolezza per dare spessore alle promesse, seguendo con attenzione l’evolversi degli eventi, dando consigli e disposizioni direttamente a Patrizia Marino; Maria Concetta Vadini, 57 anni, disoccupata di Ortona, accusata di essersi sostituita telefonicamente a persone reali o immaginarie, millantando influenti conoscenze all’interno dell’università e recitando, di volta in volta, le parti che le venivano assegnate principalmente dalla figlia dell’impiegata della Asl.

Stralciata e archiviata invece la posizione di Cesare Claudio Di Renzo, altro ortonese di 35 anni. La truffa che ricorda la sceneggiatura del film di Totò che tenta di vendere la fontana di Trevi a uno sprovveduto turista straniero avrebbe fruttato circa 100 mila euro.