Ateneo, false presenze alle lezioni Di Giammarco verso il processo

25 Gennaio 2021

L’ex primario di Cardiochirurgia è accusato anche di truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico E la Cassazione respinge il ricorso del prof contro la sospensione: «Ha abusato della sua attività»

CHIETI. La procura blinda le accuse e si appresta a chiedere il processo per Gabriele Di Giammarco, ex docente dell’università d’Annunzio ed ex primario di Cardiochirurgia, nei guai per truffa aggravata in danno di un ente pubblico e falso ideologico. Il pm Giancarlo Ciani ha chiuso le indagini che hanno svelato come Di Giammarco, pescarese di 63 anni, attestasse molte più lezioni rispetto a quelle effettivamente tenute. In alcune circostanze è emerso come l’indagato si trovasse all’estero, addirittura a Cuba. L’impianto accusatorio ha retto anche davanti alla Cassazione: i giudici hanno rigettato il ricorso presentato dal professore, «considerando i plurimi fatti ascritti all’indagato che ha abusato della sua attività di docente universitario e che hanno congruamente condotto alla sospensione», si legge sulle motivazioni depositate qualche giorno fa. Il provvedimento ripercorre le fasi principali dell’inchiesta condotta dalla guardia di finanza di Chieti, coordinata dal colonnello Serafino Fiore e dal capitano Giuseppe Laganà.
SENTITI 41 STUDENTI Gli episodi sono avvenuti tra maggio e novembre del 2019. «L’indagato, ordinario della facoltà di Medicina», riassume la Cassazione, «è accusato di avere attestato, in relazione alla posizione di 41 studenti, l’assolvimento del suo compito di tutoraggio per 25 ore ciascuno, e la conseguente valutazione di “ottimo”, fatti non rispondenti al vero, avendo Di Giammarco esercitato tale compito per un numero ben minore di ore. Facendo così attestare al direttore di dipartimento, che aveva certificato il corretto svolgimento del servizio, il falso, e lucrando l’ingiusto profitto del pagamento integrale del medesimo».
LE ACCUSE Entrando nel dettaglio delle accuse, il tribunale del Riesame ha evidenziato: «Quanto al falso ideologico, lo stesso direttore del dipartimento aveva affermato come il tirocinio formativo dovesse essere effettuato per intero alla presenza del tutor, così da consentirgli di esprimere un’adeguata valutazione di ogni tirocinante. L’attività poteva essere delegata ad un altro sanitario, ma il tutor doveva comunque assicurare la sua presenza in reparto. Del resto, solo la sua costante presenza poteva garantire un’adeguata valutazione degli allievi. Le schede dei singoli studenti devono pertanto considerarsi false, in relazione all’attestazione della idoneità degli studenti e alla valutazione da loro riportata. Il fatto che la convenzione fra l’azienda sanitaria e l’università prevedesse che l’indagato dovesse garantire un numero minimo di 20 ore settimanali di servizio non impediva di certo a Di Giammarco, come tutor, di ampliare l’orario portandolo alle necessarie 25 ore». Sempre il Riesame ha sottolineato: «Il registro didattico nel quale si doveva inserire il foglio inviato dall’indagato era previsto dal regolamento di ateneo, in cui il docente doveva annotare l’attività svolta. Un foglio che doveva essere inviato al direttore del dipartimento che non aveva l’obbligo di svolgere alcun controllo». Quanto alla truffa, invece, «la sua configurabilità è determinata dal fatto che la retribuzione universitaria, pur omnicomprensiva, non avrebbe dovuto essere erogata, almeno in parte, in considerazione del mancato assolvimento di uno dei compiti affidati al docente».
LA DIFESA Di Giammarco ha replicato sostenendo che il tirocinio formativo «avveniva all’interno di Cardiochirurgia dove, però, il compito principale era la cura dei pazienti e non la formazione degli studenti. Ciò premesso, si è accertato, dalle sommarie informazioni degli studenti, che gli stessi avevano effettivamente compiuto le 25 ore di tirocinio, seppure in parte con l’assistenza dell’indagato e in altra parte con quella degli altri medici del reparto». Per la difesa, il foglio come attestazione di presenza è «un atto a forma libera, non facente fede fino a querela di falso». La truffa, hanno sempre sostenuto gli avvocati del docente, non sussiste perché «la retribuzione dell’indagato è omnicomprensiva e, pertanto, nessun danno ha patito l’università».
RICORSO RESPINTO Ma i motivi di ricorso sono stati respinti. Secondo i giudici romani, «allo stato delle acquisizioni», l’attestazione di Di Giammarco di aver condotto «l’attività prodromica alla valutazione del tirocinio degli studenti» costituisce un falso. «È un dato incontestato il fatto che un registro vi fosse, tanto che lo stesso indagato lo alimentava con le proprie attestazioni, in base alle quale gli veniva erogato l’emolumento». Regge anche il reato di truffa: «Vero è che la retribuzione versata a Di Giammarco è omnicomprensiva, ma è altrettanto vero che il suo percepimento è condizionato dall’attestazione, del direttore del dipartimento (e prima ancora del docente), di avere svolto tutti i compiti didattici affidati al singolo professore, così da formare ogni parte degli stessi l’unico inscindibile che giustifica l’intero compenso». Di Giammarco, indagato per corruzione in un’inchiesta bis su appalti in cambi di regalie, è attualmente agli arresti domiciliari.