Ateneo, fissato al 16 ottobre il ricorso “boomerang”

20 Giugno 2014

CHIETI. Ragioniamo per ipotesi: che cosa accadrebbe se il rettore, Carmine Di Ilio, vincesse il ricorso da 23 milioni contro Mario Di Marco e il Cus? La risposta è semplice: si vedrebbe annullare,...

CHIETI. Ragioniamo per ipotesi: che cosa accadrebbe se il rettore, Carmine Di Ilio, vincesse il ricorso da 23 milioni contro Mario Di Marco e il Cus? La risposta è semplice: si vedrebbe annullare, dal Tar Pescara, il contratto del 2011 con il Cus riportando però le cose a com’erano prima del patto. Cioè a 43 milioni di euro che l’Ateneo doveva pagare a Di Marco. Il ricorso è stato fissata al 16 ottobre prossimo ma rischia di trasformarsi in un boomerang per la D’Annunzio. I contenziosi in corso sono tre. Sembrano un rompicapo ma non lo sono. I primi due sono firmati Cus che ha chiesto al Tar di annullare le delibere con cui il Cda dell’Ateneo ha prima sospeso il contratto che permetteva allo stesso Cus di percepire 23 milioni (940mila euro l’anno) per i servizi forniti all’Università e poi, a marzo scorso, ha cancellato altri due atti prodromici al contratto della discordia. Ma, prima dell’udienza di ieri, l’Ateneo ha risposto chiedendo agli stessi giudici di annullare il primo movens, cioè il contratto. E ieri il Tar ha riunito i tre ricorsi rinviandoli, nel merito, al 16 ottobre: un giorno chiave per il futuro di Ateneo e Cus. Ma la notizia del giorno diventa un’altra.

Il rettore, ieri sera, ha convocato per venerdì prossimo, alle 15, il Comitato per lo sport. Dovrà deliberare il contributo ministeriale di 130mila euro non concesso quest’anno al Cus per una sorta di “gaffe” datata novembre scorso, quando la richiesta di finanziamento fu votata, in modo irrituale, per non dire illegittimo, dal Cda dell’Università. E qualche mese dopo il ministero lo negò al Cus perché toccava al Comitato per lo sport, presieduto dallo stesso Di Ilio, approvarlo. Insomma, quella di venerdì prossimo sarà una pezza a colori piazzata in zona Cesarini.(l.c.)