Ateneo, pronta la stangata della Bper

La banca chiede il conto alla D’Annunzio: 11 milioni. Bilancio, scoppia un caso: approvato senza l’ok dei revisori
CHIETI. Stangata della Bper in arrivo e bilancio monco: due grane per l’Università D’Annunzio. Entriamo subito nel merito. Fonti vicine alla banca confermano che la Popolare dell’Emilia Romagna sta per inviare all’Ateneo di Chieti e Pescara un decreto ingiuntivo di 11 milioni di euro. E’ solo una questione di giorni.
L’istituto bancario, ex Bls, chiede il conto al rettore, Carmine Di Ilio, dopo aver a sua volta ricevuto una diffida a farlo dal Cus Chieti del presidente Mario Di Marco. Passiamo al fronte bilancio consuntivo: in questo caso arriva la conferma che il Cda dell’Università D’Annunzio lo ha approvato sul filo di lana, cioè il 26 maggio scorso, senza la relazione e quindi il parere dei revisori dei conti. Ma andiamo per ordine.
LA MAXI INGIUNZIONE. Undici milioni di euro è il conto salato che Bper chiede all’Ateneo. Per capirne il perché bisogna fare un salto indietro nel tempo. Il 20 dicembre 2010 e, successivamente, il 23 maggio 2011, l’Ateneo, con due atti distinti, s’impegna a dare una fidejussione di 23 milioni di euro in favore del Cus. Qualche mese dopo, il 17 giugno del 2011, il Cus di Di Marco contrae con la Bper (all’epoca Bls) un mutuo da 11 milioni di euro e, contestualmente, coinvolge l’Università con l’accettazione della cessione del credito e una garanzia fidejussoria di pari entità, cioè 11 milioni.
Ma il 29 ottobre dello scorso anno, il nuovo direttore generale, Filippo Del Vecchio, decide di sospendere il contratto stipulato tra Cus e Ateneo e quindi, il 23 marzo scorso, di annullare le tre delibere del 2010 e 2011. Naturalmente le decisioni vengono votate e approvate collegialmente dal Cda della D’Annunzio.
Sette giorni fa, però, il Cus passa al contrattacco: invia alla Bper una formale diffida a notificare una decreto ingiuntivo all’Università. E lo fa sulla base del fatto che la banca è in possesso di un “diritto”, che ha il valore di 11 milioni, cedutogli dallo stesso Cus. La Bper, a questo punto, non può perdere dell’altro tempo. Per evitare che la vicenda si complichi non le resta che passare alla cassa chiedendo alla D’Annunzio quegli undici milioni di garanzia fidejussoria.
La vicenda sembra complessa, ma si traduce in una sola parola: una grana per il rettore e il dg che però, in queste ore, sono impegnati anche su un altro fronte, quello del bilancio del 2013 approvato senza un pezzo. Quale? La relazione del collegio dei revisori dei conti, presieduto dal professionista napoletano Ferruccio Capalbo. E’ un fatto davvero irrituale che trova conferma in ambienti dell’Ateneo.
NON C’É IL PARERE. Il 26 maggio il Cda approva il bilancio 2013 che sembra avere una sofferenza di 8 milioni, non un euro di più. Ma alla seduta del consiglio si nota un’assenza pesante, quella dei revisori. La relazione non c’è, ma l’atto passa lo stesso. Un paio di giorni dopo dell’approvazione del consuntivo, i revisori dei conti si sarebbero però rivolti alla ragioneria dell’Ateneo per chiedere una serie di documenti. E la loro attenzione si sarebbe soffermata in particolare sul punto più nevralgico del bilancio 2013 della D’Annunzio: una perenzione di 11 milioni di residui passivi alla quale non corrisponderebbe la creazione, da parte dell’Ateneo, di un fondo equivalente.
In parole semplici: un paracadute per quelle ingenti somme passive che qualcuno, prima o poi, potrebbe chiedere indietro. Che cosa fanno i revisori? Chiedono chiarimenti al rettore Di Ilio e al dg Del Vecchio e restano in attesa.
Solo all’esito della loro richiesta il collegio emetterà il verdetto, e cioè un parere positivo oppure negativo. Ma la domanda finale è un’altra: come si fa ad approvare un bilancio consuntivo senza il lasciapassare dei revisori?

