Ateneo, respinti i ricorsi sulla privacy violata

11 Maggio 2018

Il giudice dà ragione all’università e all’ex dg che adottò i provvedimenti impugnati dai dipendenti

CHIETI. Ricorsi rigettati. I 22 dipendenti dell’università d’Annunzio che si sono sentiti diffamati e lesi nella propria privacy con la pubblicazione dei loro nomi nell’elenco dei 113 dipendenti che sarebbero stati “strapagati” nelle precedenti gestioni universitarie non hanno diritto a risarcimenti. Né ne hanno diritto gli 88 dipendenti che si sono sentiti “spiati” attraverso le telecamere fatte installare dall’ex direttore generale Filippo Del Vecchio e il nuovo regolamento web e il controllo delle mail adottato sempre nella gestione Del Vecchio. Il giudice del lavoro Ilaria Prozzo ha rigettato ieri mattina entrambi i ricorsi contro l’ateneo d’Annunzio e l’ex dg Del Vecchio, condannando i dipendenti alle spese legali che ammontano a circa 40mila euro.
Che sarebbe andata a finire in questa maniera lo si era già in qualche modo capito dal momento in cui il giudice aveva rigettato la richiesta di produzione documentale e di ammissione delle prove orali fatta dall’avvocato dei dipendenti Leo Brocchi.
Il legale non commenta. «Le sentenze non si commentano, semmai si impugnano», spiega, «e noi sicuramente lo faremo». Certo è che almeno sulla diffamazione e violazione della privacy per la lista dei 113, i dipendenti nutrivano qualche speranza. Soprattutto dopo la sentenza penale che assolveva Del Vecchio dai reati di diffamazione e violazione della privacy, non ritenendo che ci fosse un dolo specifico da parte dell’ex direttore generale, ma riconoscendo che era stato commesso un illecito civile. In sede civile, però, il giudice non l’ha vista nello stesso modo del giudice penale.
Buone notizie, dunque, per l’ateneo d’Annunzio, assistito dall’avvocato Antonio D’Antonio, e per l’ex direttore generale difeso da Giuseppe Cannati. E intanto un nuovo decreto universitario, che presto arriverà in Consiglio d’amministrazione, sta per assegnare all’ex direttore 30mila euro come retribuzione di risultato relativa al lavoro svolto nel 2016. Per ottenere i soldi, l’ex direttore ha ottenuto un decreto ingiuntivo di fronte a cui il rettore Sergio Caputi non ha potuto far altro che autorizzare il pagamento.
D’altronde la retribuzione di risultato è stata assegnata dal Nucleo di valutazione dell’ateneo, secondo il quale Del Vecchio nel 2016 ha sfiorato l’83% degli obiettivi che gli erano stati assegnati. (a.i.)