«Ateneo, verbale censurato»

15 Febbraio 2017

La denuncia di Fusero alla vigilia della decisione del gip su rettore e dg

CHIETI. Alla vigilia della decisione del gip sull'interdizione chiesta per rettore e dg della d'Annunzio, in Senato accademico scoppia un nuovo caso che potrebbe avere un epilogo da carta bollata. A sollevarlo è il senatore accademico Paolo Fusero, che si accorge che nel verbale della seduta precedente c'è una omissione di non poco conto: mancano tutte le posizioni che hanno acceso la precedente riunione del Senato, portate avanti dal senatore Goffredo De Carolis. Approvare un verbale con quelle omissioni, significava per Fusero approvare un documento non rispondente al vero. E così, a scanso di equivoci, ha messo per iscritto la propria dichiarazione di voto sfavorevole. Ne esce fuori un duro attacco al rettore Carmine Di Ilio e al dg Filippo Del Vecchio. «Il mio voto contrario», scrive, «è dovuto al fatto che nel verbale che ci viene sottoposto all'approvazione è completamente omessa la dichiarazione di voto del senatore De Carolis che in quella sede non solo ha pronunciato la sua dichiarazione di voto per esteso, ma ha anche contestualmente consegnato la trascrizione del suo intervento». Nella dichiarazione di voto sparita, De Carolis aveva parlato dei "recuperi forzosi avviati a carico dei dipendenti", è sempre Fusero a ricordarlo, della "relazione tra revisione di spesa per lavoro straordinario e fondo accessorio" e soprattutto dello stipendio del dg. Lo stesso De Carolis, letta la bozza di verbale, aveva inviato tramite il suo avvocato Leo Brocchi, una diffida perché non fossero omesse le sue posizioni. In caso di mancata rettifica, si sarebbe rivolto in procura lamentando la falsità ideologica. Ma la protesta nei confronti del vertice universitario si è concretizzata anche nelle assenze alla seduta del Senato. La senatrice Augusta Consorti aveva inviato una nota ai colleghi docenti perché si chiedessa al rettore di riferire sugli ultimi scottanti episodi: dall'"intervento della magistratura per limitare l'autonomia di rettore e dg", al mancato ritiro della Minerva da parte del comandante nazionale della Finanza, alle "forti denunce sindacali". Di questo, secondo la professoressa, si sarebbe dovuto parlare in Senato. Infine c'è il consigliere regionale Mauro Febbo lamenta la possibilità che il rettore arrivi da Pescara. Sarebbe, dice, un altro "scippo" alla città. (a.i.)