Attese e disagi al pronto soccorso I pazienti: in fila anche per 10 ore

4 Marzo 2022

Si moltiplicano le proteste, ma la Asl si difende: «A volte basterebbe rivolgersi al medico curante» C’è carenza di medici: «Non è questo il vero problema, lavoriamo per rafforzare l’organico»

CHIETI . Le attese sono lunghe, così come la scia di proteste e segnalazioni. Arrivano fino alla redazione del Centro, a cui diversi pazienti dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti si rivolgono per esprimere il loro dissenso sui tempi necessari ad essere visitati al pronto soccorso.
LE SEGNALAZIONI
«Ho trascorso una giornata intera qui dentro», è una delle tante testimonianze registrate in questi ultimi giorni. A parlare è un paziente che, con voce stanca, chiama dall’ospedale con l’intento di portare all’attenzione le criticità che ha potuto notare in «dieci ore passate dentro l’ospedale». Ma non è l’unico a lamentarsi. Un’altra testimonianza? «Ho 80 anni», racconta una donna, anche lei sfinita dalle lunghe attese all’interno del pronto soccorso teatino, «mi chiedo come sia possibile aspettare così tanto quando si hanno problemi di salute». Ci sono persone anziane ed altre più giovani, ma i racconti sono spesso gli stessi. «Ho visto persone sulle barelle in attesa di essere prese in carico», racconta ancora un uomo dopo aver accompagnato la madre anziana per problemi di salute.
EPISODI CHE SI RIPETONO
Non sono casi isolati, bensì episodi che ricorrono nei giorni. Tant’è che avevamo già presentato nelle settimane scorse “l’inferno” vissuto dai pazienti in condizioni meno gravi: ore di fila in attesa dentro locali con spazi non sufficienti al rispetto delle norme del distanziamento Covid. «Sono qui dalle 7 di questa mattina. Ma ora torno a casa senza farmi visitare», lamentava ad esempio una ragazza dopo sei ore dal suo arrivo.
LE SPIEGAZIONI
«Il problema è perché afferire in un pronto soccorso ospedaliero quando alcune cose si potrebbero fare sul territorio, tipo nei distretti e negli ambulatori dei medici di base». È la risposta che arriva dalla Asl alle nostre richieste di spiegazione sulle situazioni segnalate dai pazienti. «Il territorio deve fare anche educazione sanitaria sull’utilizzo ottimale dei servizi. Gli ospedali non possono provvedere a soddisfare tutti i fabbisogni, dal sociale al sanitario vero e proprio».
I CODICI
Il problema delle lunghe attese viene a crearsi soprattutto per i casi ritenuti meno gravi. «I codici rossi sono trattati immediatamente», confermano dalla azienda sanitaria. «I pazienti che arrivano con un codice bianco o verde, è probabile che attendano di più quando i medici sono impegnati nelle urgenze. Se i medici fossero in numero maggiore, sicuramente troverebbero risposta più immediata, ma non è questo il vero problema. Purtroppo ci sono dei tempi, anche tecnici, per far sì che le persone siano visitate e valutate, affinché si possa fare un’ipotesi diagnostica che porti alla decisione di ricoverarle, mandarle a casa o tenerle in osservazione. Questi sono i tempi ed abbiamo bisogno di un minutaggio che alcune volte si trasforma in ore».
CARENZA DI PERSONALE
Esiste quindi un problema di organico: «C’è anche carenza di personale, ma questo non ha nulla a che vedere con i codici. Per la struttura stiamo provvedendo a rinforzare gli organici di tutti i pronto soccorso aziendali, non solo di Chieti».
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