Auto bruciata all’ex moglie, assolto

20 Marzo 2016

Vasto, dopo tre anni cadono le accuse per l’uomo: all’ora dell’incendio era al bar di un’altra zona

VASTO. Per tre anni è stato ritenuto un uomo vendicativo. L’incendio dell’auto della ex moglie era stato definito dagli investigatori «desiderio di vendetta e rabbia». All’origine del rogo della Mini Cooper bruciata il 30 giugno 2013 in viale Giulio Cesare, in pieno centro, ci sarebbe stato il rancore di G.M., 50enne di Vasto, nei confronti dell’ex moglie straniera. L’uomo è finito in giudizio per incendio doloso aggravato in concorso. Il giudice monocratico del tribunale di Vasto, Antonio Lauriola, lo ha assolto per non aver commesso il fatto. Per G.M., difeso dall’avvocato Massimiliano Baccalà, è la fine di un incubo. Ad aiutare l’imputato, che ha sempre negato le accuse, sono state alcune testimonianze che hanno rivelato che al momento dell’incendio l’uomo era in un bar e in un’altra zona della città.

Il 30 giugno 2013, alle 17,30, un boato spaventa l’intero quartiere. La Mini Cooper di una giovane donna di origine filippina si trasforma in un’enorme torcia. L’arrivo dei vigili del fuoco salva le vetture vicine. La Mini Cooper va distrutta. La proprietaria parla dei difficili rapporti con l’ex marito e racconta che il giorno del rogo l’uomo era andato a trovarla, ma lei non lo aveva fatto entrare per paura. I numerosi referti medici dell’ospedale e la testimonianza dei vicini di casa raccontano agli investigatori il livello di conflittualità della coppia e altri elementi li convincono della colpevolezza di G.M. L’uomo viene denunciato. L’indagato ha sempre negato con decisione di essere l’autore del gesto. Ha assicurato che mai avrebbe procurato un danno alla ex moglie e che il giorno dell’incendio, alle 17,30, lui era in un bar di corso Mazzini. In aula sono stati prodotti i risultati di un esperimento giudiziario che ha calcolato i tempi necessari a raggiungere viale Giulio Cesare dal bar. Gli agenti hanno poi acquisito le immagini della videosorveglianza del locale. L’avvocato Baccalà ha ribadito l’assoluta estraneità ai fatti del proprio assistito. Il materiale probatorio, insieme agli altri elementi illustrati dal difensore durante l’arringa, hanno alla fine convinto il giudice dell’innocenza dell’imputato. (p.c.)

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