Auto rottamate Cinque condanne per truffa e falso

30 Aprile 2015

LANCIANO. Tutti e sei gli imputati assolti con formula piena dalla pesante accusa di associazione a delinquere e dall’aver fatto finti permessi di circolazione. In 5 sono stati condannati per truffa...

LANCIANO. Tutti e sei gli imputati assolti con formula piena dalla pesante accusa di associazione a delinquere e dall’aver fatto finti permessi di circolazione. In 5 sono stati condannati per truffa ai danni dello Stato e di Fiat e per falso. È la sentenza che ha chiuso il maxi processo Anxauto sulle false rottamazioni che ha visto alla sbarra sei imputati e sei parti civili tra cui la Fiat che sarebbe stata truffata per 600mila euro. Un processo complesso e lungo, partito nel 2010, e che in aula ha visto sfilare oltre 80 testimoni con consulenze e intercettazioni che ha visto gli imputati rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e della Fiat e di falso.

Riconosciuti la truffa e il falso, e non l’associazione a delinquere, sono arrivate le condanne da parte del collegio formato da Gabriella Cordisco (presidente) Francesco Marino e Stefania Cantelmi. Angelo Domenico Ucci, 46 anni, di Rocca San Giovanni, è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione e i suoi collaboratori Marco Di Cino (36) di Torricella Peligna, Mirko Antonio Croce (40) e Cesare D’Alessandro (40), entrambi di Lanciano, sono stati condannati a un anno e due mesi; Francesca Villani (29) di Roccascalegna a un anno di reclusione mentre Mary Ellen Marano (28), di Lanciano, è stata assolta da ogni reato. Tutte le pene sono state sospese.

Secondo l’accusa sostenuta in aula dal procuratore capo Francesco Menditto che aveva chiesto condanne da un anno e due mesi a 5 anni e mezzo e un’assoluzione, i venditori, a vario titolo, avrebbero intestato a ignari acquirenti veicoli da rottamare per incassare i contributi dello Stato, una somma variabile tra i 1.500 e i 4 mila euro, fino agli 8 mila per un veicolo commerciale. Avrebbero così indotto in errore lo Stato sulla sussistenza dei requisiti per l’erogazione degli incentivi ricavando un ingiusto profitto di 85 mila euro. Inoltre, sempre per l’accusa, avrebbero falsificato i tesserini dei lavoratori della Sevel per usufruire degli sconti dei dipendenti Fiat, lucrando così alla casa automobilistica torinese circa 600mila euro. L’accusa parlava anche di falsificazione dei certificati di proprietà e di carte di circolazione delle auto ma in questo caso gli imputati sono stati tutti assolti.

In sostanza secondo la polizia stradale che effettuò le indagini sarebbero state circa 200 le macchine vendute con gli incentivi Fiat e il giro d’affari della truffa ammonterebbe a quasi 700 mila euro. Per quanto riguarda le sei parti civili del processo i giudici hanno riconosciuto solo alla Fiat un risarcimento danni da quantificare in separata sede. Abbastanza soddisfatti i legali degli imputati che puntavano soprattutto a dimostrare che non c’era stata associazione a delinquere. Tra 60 giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza che potrà essere appellata.

Teresa Di Rocco

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