Avvocato muore in casa, la città in lutto

Gesto estremo di Nicolucci, stimato docente universitario, prima di un controllo in ospedale: lascia un figlio di due anni
LANCIANO. Doveva andare in ospedale per un controllo, per quelle fibrillazioni che da qualche tempo lo preoccupavano. Invece ha preso la pistola, regolarmente detenuta, e se l’è puntata alla tempia mentre era ancora in camera da letto. È morto così, a 46 anni, Giacomo Nicolucci, stimato avvocato e docente universitario. Una tragedia che ieri mattina ha scosso l’intera città. Nicolucci era a casa, in via Martiri VI Ottobre, insieme alla moglie e al figlio di 2 anni. Stava aspettando l’arrivo dei genitori che lo avrebbero accompagnato in ospedale. Non si era sentito bene, si erano ripetute quelle strane aritmie cardiache che da qualche tempo lo angustiavano. I genitori avevano appena messo piede in casa, pochi minuti prima delle 10, quando hanno sentito un botto fortissimo. Nei primissimi istanti hanno pensato provenisse da fuori, poi la tragica scoperta: Nicolucci era sul letto, esanime. Immediata è partita la chiamata al 118, ma una volta sul posto gli operatori hanno potuto solo constatare il decesso del legale. Nell’appartamento dietro viale Cappuccini sono arrivati i carabinieri, con il comandante Vincenzo Orlando, e il sostituto procuratore Francesco Carusi. Dopo l’ispezione del medico legale Lucio Trivilino, è stato dato il nulla osta alla sepoltura e la salma è stata riconsegnata alla famiglia. Nessun messaggio o biglietto è stato lasciato da Nicolucci a spiegazione dell’estremo gesto. Nessun segnale è stato colto nei giorni precedenti da familiari e amici, tanto da riuscire a intercettare il profondo malessere che evidentemente agitava il suo animo. Se non quei problemi fisici «probabilmente dovuti allo stress, ma di cui era terrorizzato», dice l’amico e collega Sandro Sala uscendo dall’abitazione. La morte di Nicolucci ha lasciato attonito il mondo dell’avvocatura lancianese e non solo. All’attività forense, che esercitava dal 2001, Giacomo Nicolucci aveva affiancato quella universitaria. Era docente all’università di Urbino, con la quale aveva attivato a Lanciano un master in diritto e gestione dell’ambiente e un corso di specializzazione in psicologia giuridica. Si occupava, fra l’altro, di diritto dell’ambiente, con particolare riferimento al settore delle aree protette, ed era esperto in gestione faunistico venatoria. Era presidente regionale dell’associazione venatoria Eps Abruzzo, con la quale teneva lezioni sul selecontrollo e i metodi di cattura dei cinghiali. Era egli stesso appassionato di caccia. Insieme ad altri colleghi avvocati aveva ridato vita alla Camera penale di Lanciano, di cui è stato vicepresidente. Ha fatto parte della commissione tecnica del progetto “salva tribunali” ed è stato giudice amministrativo della Repubblica di San Marino. Lascia la moglie e collega Marina Del Malvò, il figlio Danilo, i genitori Aldo ed Egidia e il fratello Carlo. L’ultimo saluto ci sarà questa mattina, alle 11, nella cappella del cimitero di via Della Pace.
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