Baby squillo, tre indagati: scatta il blitz

Due uomini sono accusati di atti sessuali con una 16enne, prostituzione e pornografia minorile. Nei guai anche una ragazza
CHIETI. Un giro di baby squillo e immagini oscene. Lo hanno scoperto i poliziotti della squadra mobile di Chieti: la procura distrettuale dell’Aquila, competente per questo tipo di reati, ha aperto un’inchiesta e ordinato perquisizioni. Al momento sono tre gli indagati, che vivono tra il capoluogo teatino e i paesi limitrofi: un 28enne e un 19enne sono accusati di atti sessuali con una ragazzina di 16 anni, prostituzione e pornografia minorile; nei guai è finita anche una neo diciottenne perché, nel corso di alcune conversazioni su Whatsapp, avrebbe indotto la vittima a vendersi per soldi.
GLI ACCERTAMENTI
La premessa è che le indagini sono ancora in una fase iniziale. E non è assolutamente da escludere che il cerchio possa ulteriormente allargarsi. Determinanti, in questo senso, saranno le analisi disposte dal sostituto procuratore Roberta D’Avolio sul materiale informatico finito sotto sequestro. Qualche giorno fa, infatti, gli investigatori si sono presentati a casa degli indagati e hanno portato via sei smartphone e un paio di computer. L’incarico per eseguire gli accertamenti tecnici irripetibili è stato affidato all’ingegnere informatico Davide Ortolano. I tre sono difesi dagli avvocati Fabrizio Cirillo, Antonello D’Aloisio e Francesco Odoardi e, già nelle prossime settimane, avranno l’opportunità di fornire la propria versione dei fatti e respingere le pesantissime accuse. Tanto per rendere l’idea di cosa rischiano gli indagati, per ognuno dei reati contestati dalla procura dell’Aquila – codice penale alla mano – è prevista una pena da sei a dodici anni di reclusione. Per fare chiarezza, potrebbe risultare decisivo anche il racconto della vittima. Non è da escludere che la procura decida di “blindare” la testimonianza anche attraverso un incidente probatorio, lo strumento processuale per cristallizzare prove, da utilizzare poi durante l’eventuale dibattimento, che l’incedere del tempo potrebbe mettere a rischio.
L’ALTRA INCHIESTA
Restando in tema di prostituzione minorile, domani – davanti al tribunale di Chieti – potrebbe arrivare la sentenza sul caso di uno zio 53enne arrestato a metà agosto dalla squadra mobile per aver tentato di indurre a vendersi il nipote di soli 15 anni. Il giovane si è rifiutato, non ha accolto le avances dello zio, che gli ha offerto e consegnato soldi. Il ragazzo ha avuto il coraggio e la forza di raccontare tutto a sua madre, dopodiché è stata presentata una denuncia alla questura teatina.
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