Ball, l’appello di 20 sindaci: «Ora salviamo 85 famiglie»

25 Ottobre 2018

Giammarino lancia il grido d’aiuto: lottiamo insieme per le nostre aree interne Oggi sciopero e protesta in Regione. Lolli si schiera con i lavoratori: pronti a tutto

SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. «Sono stato contattato subito dal sindaco Luciano Giammarino e siamo pronti a fare le barricate perché la Ball Beverage Packaging non lasci la nostra regione, licenziando 70 lavoratori più i 15 dell’indotto». Il presidente della Regione Giovanni Lolli affila le armi prima del vertice di questa mattina in Regione a Pescara con le rappresentanze sindacali e la proprietà dell’industria di lattine. Ci saranno anche i lavoratori, con sciopero e protesta. E insieme a loro anche i sindaci del territorio, chiamati a raccolta da Giammarino. Il sindaco di San Martino ha scritto infatti una lettera a tutti i colleghi a capo di comuni i cui residenti lavorano in Ball. La lettera è stata inviata ai sindaci di Bucchianico, Canosa Sannita, Casalincontrada, Chieti, Cugnoli, Fara Filiorum Petri, Guardiagrele, Manoppello, Miglianico, Ripa Teatina, Orsogna, Ortona Pescara, Rapino, Roccamontepiano, Rosciano, Tollo, Torrevecchia Teatina, Torre dei Passeri e Vacri. Giammarino chiede aiuto ai 20 sindaci, invitandoli ad attivarsi per quanto è possibile per evitare la chiusura della Ball e il tracollo di un intero territorio. Appello subito raccolto dai colleghi sindaci.
Due settimane fa, l’11 ottobre, il vertice Ball si è presentato nel sito industriale di Campotrino a San Martino e ha annunciato di punto in bianco la chiusura dello stabilimento. Un fulmine a ciel sereno. Nessuno aveva immaginato nulla, anche perché l’azienda ha fatto registrare sempre ottimi risultati. E invece, in venti minuti, tanto è durata la comunicazione della dirigenza, si è spalancato l’incubo Ball. Tutti a casa da gennaio prossimo: le procedure di licenziamento scadono il 25 dicembre. Il “regalo di Natale”, tra l’altro, azzera la possibilità di avviare la cassa integrazione, che invece ci sarebbe stata se la procedura fosse slittata di pochi giorni.
«Siamo di fronte a un depotenziamento delle aree interne, che a parole si dice di voler tutelare e poi invece si fa tutto il contrario», dice Sabrina Simone, sindaco di Pretoro, comune che ha appena visto il trasferimento della Lazzaroni a Isola del Gran Sasso. «Mi sembra che le politiche attuate mirino a far sì che i piccoli comuni scompaiano. Perché si tagliano i trasferimenti, i residenti sono costretti di fatto a pagare di più i servizi e le amministrazioni locali vengono oberate da adempimenti inutili, che fanno perdere tempo e risorse. O si riconosce ruolo e valore ai piccoli comuni e si adottano politiche consequenziali, oppure si andrà incontro all’inesorabile spopolamento delle zone interne».
«La vicenda dei lavoratori della Ball è una priorità per l’agenda del nostro territorio», dice il sindaco di Guardiagrele, Simone Dal Pozzo, «come lo è il tema del lavoro sul quale, assieme alla Regione, dobbiamo pensare all’istituzione di un tavolo permanente di lavoro e di confronto per tutta l’area della Marrucina e Maiella Orientale. Come è già accaduto per la crisi della Lazzaroni, tutte le forze devono sentirsi in campo, a partire dalle istituzioni locali che devono schierarsi per e con i lavoratori e per lo sviluppo di un’area che non può restare fuori dai perimetri della programmazione anche economica».
«Bene fa la Regione ad attivarsi, ma credo che nel caso di questa vertenza che ci è piovuta addosso improvvisa e inaspettata», aggiunge il sindaco di Roccamontepiano Adamo Carulli, «la partita si giochi a livello così alto che bisogna subito spostarla a Roma, se si vuole aprire un dialogo con i vertici della multinazionale. A questo punto dovrebbero essere i parlamentari del territorio a darsi da fare».
Il sindaco di Rapino, Rocco Micucci, chiede l’intervento non solo del Mise, il Ministero dello sviluppo economico, ma anche di quello dell’Interno, «perché», spiega, «non c’è solo da considerare l’impatto economico che avrà questa chiusura, ma anche le ricadute sociali per un intero territorio che così si avvia alla desertificazione».
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