Ball, scatta lo sciopero Protesta sotto la Regione

San Martino sulla Marrucina, i 70 lavoratori in strada contro i licenziamenti Domani incontro con Lolli: i sindacati pronti ad aprire la trattativa con l’azienda
SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. La palla passa ora alla Regione. Domani mattina, alle 10, il presidente Giovanni Lolli riceverà a Pescara i sindacati e il vertice aziendale Ball, l’azienda di San Martino sulla Marrucina che ha deciso di licenziare i suoi 70 lavoratori. Per l’occasione sono state indette 24 ore di sciopero e una protesta davanti alla sede della Regione.
La procedura di licenziamento termina esattamente il giorno di Natale: a gennaio, lo stabilimento non riaprirà i battenti. La produzione di lattine verrà spostata nello stabilimento Ball di Nogara, in provincia di Verona, ha fatto sapere la proprietà, salvo poi scoprire che a Nogara la nuova produzione non verrà attivata prima di un anno, nel corso del quale le lattine che ora vengono fabbricate a San Martino verranno realizzare in parte in Spagna e in parte in Serbia. Il primo incontro di lunedì scorso in Confindustria si è chiuso con una fumata nera. La proprietà, rappresentata dall’amministratore delegato Lorenzo Garbellini, ha detto no a tutte le proposte della delegazione sindacale: no al ritiro della procedura di licenziamento, no alla sospensione, no anche all’anno di cassa integrazione che i lavoratori potrebbero ottenere con le nuove leggi. È anche vero che Garbellini non rappresenta appieno la multinazionale: il manager si è però impegnato a riferire le proposte al vertice internazionale della Ball.
Domani si saprà se ci può essere qualche apertura sulle proposte della delegazione sindacale rappresentata da Andrea De Lutis, Domenico Adorante e Giuseppe Grazioso della Fiom Cgil, Dorato Di Camillo e Licio Marascia della Fim Cisl. All’azienda che motiva la decisione di chiudere il sito di San Martino attraverso la previsione di una contrazione del mercato, De Lutis risponde che «non è possibile condividere una previsione di crisi della quale oggi non vi è traccia e addirittura che giustifichi i licenziamenti e la chiusura di uno stabilimento attivo, produttivo e redditizio». «Abbiamo lamentato nella riunione di lunedì scorso», aggiunge Di Camillo, «che oltre al silenzio non c’è stato nessun approccio da parte dell’azienda di gestire questa ipotetica futura crisi, né prevedendo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali a disposizione né tanto meno aprendo una discussione sui costi, sulle turnazioni o sul turn-over».
Nel frattempo, dopo le 24 ore di sciopero indette per lunedì scorso, domani, nuovamente in sciopero, i lavoratori porteranno la protesta davanti ai cancelli della Regione, mentre ai piani superiori si discuterà del loro destino. (f.d.)
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