Bambino disabile resta senza assistenza

Frisa. La denuncia della mamma: «Ci chiedono di compartecipare alle spese ma la nostra famiglia non ce la fa, è ingiusto»
FRISA. La mamma di un bambino disabile dalla nascita, 10 anni, frequentante le scuole elementari a Frisa, prende coraggio è racconta la sua storia: «Il bambino ha bisogno di essere stimolato», dice S.P., «purtroppo non si può perché nessuno ci aiuta per affrontare queste spese. Io, la mamma, non posso lavorare per gli impegni che ho con mio figlio. Si dice che il governo ha stanziato fondi per disabili ma gli enti diminuiscono gli aiuti alle famiglie sempre di più. Parlo anche a nome di tutte le famiglie che hanno a carico figli disabili e si trovano ogni giorno a lottare per i loro diritti». Il bambino rientra nella legge 104, articolo 3 comma 3: «Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici». Legge chiara che non lascia dubbi. «Le cose però», afferma la mamma, «non stanno proprio così. Mio figlio usufruisce di trasporto per terapia al centro Sant’Agostino di Chieti tre volte a settimana. Il Comune paga quattro viaggi e noi dobbiamo provvedere per altri due». Argomento assistenza domiciliare. «Ci avevano dato 8 ore di assistenza domiciliare necessarie per aiutare mio figlio a fare i compiti e anche per stimolarlo in altre attività. Da 8 le ore sono passate a 4 e, da un anno, l’Ente Ambito Territoriale sociale di Lanciano chiede la compartecipazione di 8 euro a ora. Noi non abbiamo potuto accettare per motivi economici: io non lavoro, mio marito ha lo stipendio da operaio, abbiamo un’altra figlia e il costo della vita, logicamente parlo di spese fisse, è aumentato molto. Il bimbo frequenta l’Anffas a carico nostro e frequentava la piscina, utile per la sua stimolazione, sempre a carico nostro. Anche questa abbiamo dovuto sospenderla per motivi economici. Tutto questo», conclude S.P., «non è accettabile, una famiglia con problematiche a vita e con un Isee basso, non può essere trattata in questo modo».

