Bancarotta, Bellia finisce sotto processo

L’accusa del pm: l’ex presidente e il cognato hanno fatto sparire le scritture contabili. Ma gli imputati negano tutto
CHIETI. L’ex presidente della Chieti calcio, Walter Bellia, finisce sotto processo per il fallimento della società neroverde. Il noto imprenditore teatino, 61 anni, è accusato di bancarotta fraudolenta documentale insieme al cognato Antonio Gammieri (65). Secondo il sostituto procuratore Giuseppe Falasca, che ha coordinato le indagini della guardia di finanza, i due avrebbe fatto sparire le scritture contabili. Ma gli imputati negano ogni accusa e sono convinti di uscire completamente puliti dalla vicenda giudiziaria.
Per ricostruire i fatti, bisogna tornare indietro al 14 dicembre del 2016. Quel giorno il tribunale teatino ha dichiarato il fallimento della Ssd Chieti calcio per l’ammontare di oltre 80mila euro di debiti nei confronti di tre creditori: l’ex vicepresidente Walter Costa, l’azienda di trasporti Satam e Ciaotickets, società che si occupa dei servizi di biglietteria. All’epoca, il legale rappresentante della società era il romano Mauro Giacomini, arrivato alla guida del sodalizio neroverde dopo l’altrettanto disastrosa gestione di un altro imprenditore romano, Giorgio Pomponi, che aveva rilevato il Chieti nel 2015 al tramonto dell’era Bellia. I giudici hanno ordinato a Giacomini di depositare nella cancelleria del tribunale, entro tre giorni, i bilanci e le scritture contabili e fiscali obbligatorie della società, nonché l’elenco dei creditori. Fatto sta che il Chieti non ha neppure concluso il campionato di serie D ed è stato radiato dopo che il tribunale non ha autorizzato l’esercizio provvisorio, ordinando lo svincolo di tutti i tesserati. La squadra neroverde ha toccato il punto più basso della sua storia ed è stata costretta a ripartire dalla Promozione a seguito della fusione con un altro club.
Nel 2017 il caso del fallimento della Chieti calcio è arrivato all’attenzione della procura. E sono partiti gli accertamenti delle fiamme gialle. Nel mirino degli investigatori è finito anzitutto Bellia, che è stato legale rappresentante della Chieti calcio fino al 22 settembre del 2012. Ma, secondo gli investigatori, lo stesso Bellia è stato «amministratore di fatto fino al 15 marzo del 2016, anche quale rappresentante della Seab srl, proprietaria delle quote della società dichiarata fallita». Gammieri, invece, è stato amministratore unico «dal 20 dicembre del 2012 al 15 marzo del 2016». Per l’accusa, dunque, i due imputati, «in concorso tra loro, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, sottraevano le scritture contabili obbligatorie per legge».
Il resto è storia recente. Ieri mattina si è tenuta l’udienza preliminare davanti al giudice Isabella Maria Allieri: Bellia e Gammieri sono stati rinviati a giudizio. L’accusa era rappresentata dal sostituto procuratore Marika Ponziani. La prima udienza del processo è stata fissata per il prossimo 21 gennaio. «Bellia è totalmente estraneo alle contestazioni», dice l’avvocato Vittorio Supino, difensore dell’imprenditore teatino. «Quando ha lasciato la Chieti calcio, come è possibile dimostrare anche a livello documentale, Bellia ha consegnato ai successori tutte le scritture contabili. Da quel momento, non ha avuto più alcuna possibilità di incidere nelle vicende societarie».
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