Bancarotta ex Villa Pini, il 12 aprile l’appello

14 Marzo 2017

In primo grado Angelini era stato condannato a 10 anni. Pene pesanti anche per la moglie e la figlia

CHIETI. È il 12 aprile il giorno che l’ex re della sanità privata Vincenzo Angelini attende con ansia. È il giorno in cui la corte d’appello dell’Aquila ha fissato il secondo grado del processo per bancarotta fraudolenta della ex Villa Pini. Ad ottobre del 2015, al tribunale di Chieti, il primo grado si era concluso con una pesantissima condanna a 10 anni per Angelini e altre due pesanti condanne per la moglie Annamaria Sollecito, a 5 anni e 5 mesi, e della figlia Chiara Angelini, a 4 anni e 5 mesi, per un crac di circa 300 milioni del gruppo dichiarato fallito nel 2010. Assolto, invece, il collegio sindacale della ex Villa Pini. Ora l’imprenditore teatino, assistito dall’avvocato Gianluigi Tucci, spera nell’appello. Si augura, magari, che succeda come per Sanitopoli, processo in cui il grande accusatore dell’ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco era stato condannato a 3 anni e mezzo per corruzione. La corte d’appello, in quella occasione, ribaltò la sentenza e mandò assolto Angelini, riconoscendo, sostanzialmente, che era stato costretto a pagare. «Rispetto le sentenze, ma le impugno», dice l’avvocato Tucci, intento a preparare la strategia processuale. «Ritengo troppo pesanti le pene comminate sia ad Angelini, sia alla moglie, la cui unica colpa sembra essere stata quella di essere la consorte di Angelini, che alla figlia, che ha amministrato l’azienda per pochi anni, quando ormai la Regione aveva smesso di pagare, quindi non si vede quali azioni avesse potuto mettere in campo. Certo ci sono tutti gli estremi per assegnare quelle pene», continua l’avvocato, «ma ci sono anche 116 milioni di euro sub iudice. A tanto infatti ammontava, per ammissione degli stessi funzionari Asl, il contenzioso tra la ex Villa Pini e la Regione».

Secondo il difensore, inoltre, «la sentenza non chiarisce in quali parti la contabilità del gruppo è stata alterata e falsata». L’avvocato ha anche da fare qualche appunto sull’assoluzione del collegio sindacale: «È un’assoluzione che mi trova totalmente d’accordo», dice, «anche se non riesco a capire come un gruppo di esperti dottori commercialisti, di cui era composto il collegio sindacale dell’ex Villa Pini, possa essere stato in un certo senso portato fuori strada da Angelini, che alla fine è solo un medico, a tal punto da non capire i traffici che questi avrebbe combinato». (a.i.)