Bancarotta Sidermetalli Bellia condannato a 11 anni

21 Marzo 2018

Sotto accusa per una distrazione di oltre tre milioni. Pena 2 anni e 6 mesi a Pipia Anche l’acquisto di una villa da sogno a Taormina al centro delle contestazioni

CHIETI. Condannato per bancarotta a 11 anni, assolto per riciclaggio. Un’altra giornata nera per l’imprenditore teatino di 49 anni Luciano Bellia, che solo una settimana fa, era stato condannato per truffa a sei mesi dal tribunale di Chieti.
L’accusa di bancarotta è legata al fallimento della Sidermetalli, l’azienda di riciclo di materiali ferrosi e autodemolizioni che aveva aperto a Chieti Scalo. L’azienda ha lavorato bene per anni, fin quando non ha cominciato a risentire di problemi societari. Insieme a Bellia è stata infatti condannata anche Irina Sedova, 45 anni di origine russa, amministratrice per diversi anni dell’azienda, assistita da Andrea Di Lizio, e Gianmarco Pipia, 44 anni del frentano, difeso da Emiliano Paolucci, amministratore della società Hamilton (società che l’accusa ha ricondotto in qualche modo a Bellia e di cui la Finanza non ha ritrovato le scritture contabili). I giudici Geremia Spiniello (presidente), Andrea Di Berardino e Valentina Ribaudo hanno condannato la Sedova a 6 anni e Pipia a 2 anni e 6 mesi. All’inizio del processo l’avvocato di Bellia, Roberto D’Ettore, essendo stato appena nominato, aveva chiesto un po’ di tempo per studiare meglio il fascicolo. Il tribunale, però, visto che non era la prima volta che Bellia cambiava difensore, ha deciso questo volta di non soprassedere.
Secondo l’accusa Bellia, da amministratore unico della Sidermetalli, fallita nel 2013, avrebbe distratto somme per 1 milione e 600.000 euro, tratte su conti intestati alla società e accesi in tre banche, attraverso bonifici disposti a nome della Sedova, a cui era stato ceduto il 70% del capitale sociale, e che infatti è accusata di bancarotta documentale.
Nel fascicolo del crac Sidermetalli (di cui non si sono ritrovati tutti i documenti contabili) sono finite anche diverse operazioni che la società stava portando a compimento. Come quella dell’acquisto della splendida villa Murfabi a Taormina, una villa da sogno su cui aveva messo gli occhi anche Silvio Berlusconi che ai tempi avrebbe voluto regalarla alla moglie Veronica Lario. Nella ragione sociale della Sidermetalli risultava che l’azienda poteva fare anche intermediazione immobiliare. Bellia cercò dunque di acquistare villa Murfabi, ma l’operazione andò a monte. Ciò nonostante, i flussi di capitale che si mossero all’epoca finirono all’attenzione della Guardia di finanza che indagava sull’imprenditore. Risulta così per l’accusa che Bellia avrebbe distratto anche altre somme per quasi 3 milioni di euro corrisposti nell’ambito dell’operazione di compravendita della villa da sogno affacciata sul mare siciliano.
Dal processo escono indenni, in alcuni casi per intervenuta prescrizione, gli altri imputati. Risultano assolti la moglie di Bellia, Monica Piersante, e Giuseppe D’Alessandro e Luciano Gallo, accusati di reati fiscali. (a.i.)
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