Baomarc, delusione dei sindacati «Patti disattesi sulle assunzioni»

18 Aprile 2024

Non ci sarà il centro per il taglio dell’acciaio nell’ex sito Honeywell come annunciato dall’azienda nel 2019 Uilm: giustificazioni inaccettabili. Fim: gruppo inadempiente. Fiom: la Regione intervenga con urgenza 

LANCIANO. Non ci sarà il centro per il taglio dell'acciaio inizialmente previsto dalla multinazionale Baomarc (del gruppo cinese Baowu, tra le più grandi aziende siderurgiche del mondo) all'interno dell'ex stabilimento Honeywell, acquistato a un euro, 5 anni fa, per dare il via a un processo virtuoso di reindustrializzazione battezzato da governo, sindacati e Regione Abruzzo. È la prima doccia fredda ricevuta al tavolo ministeriale di scena ieri a Palazzo Piacentini a Roma, sede del ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) per la verifica dell'accordo sottoscritto alla fine del 2019 che avrebbe dovuto vedere l'investimento di 30 milioni di euro per il processo di reindustrializzazione del sito e la riassunzione di 162 dipendenti ex Honeywell. Ad oggi, denunciano i sindacati, sono stati ripresi solo 70 lavoratori.
Presenti all'incontro i rappresentanti del ministero, di Baomarc, i segretari delle organizzazioni sindacali Uilm, Fim, Fiom e Uglm e la neo eletta assessora della Regione Abruzzo alle attività produttive e lavoro, Tiziana Magnacca in collegamento da remoto. L'incontro, dopo l'ascolto delle parti, è stato aggiornato a metà luglio in Abruzzo, con data ancora da definire. Baomarc, come riporta il segretario generale di Uilm Chieti-Pescara, Nicola Manzi, ha giustificato i ritardi nel portare a termine il cronoprogramma «con una serie di motivazioni attinenti a condizioni economiche e di rilevanza globale come la pandemia da Covid, il contenzioso avviato con Stellantis, azienda mono cliente Baomarc in Abruzzo, e il rincaro dei costi dei dazi per far arrivare l’acciaio in sede regionale, oltre alle difficoltà di attracco delle navi container nei porti abruzzesi. Giustificazioni inaccettabili», rimarca Manzi, «lo stabilimento ex Honeywell ceduto a un euro è ampio 17mila metri quadrati, è interamente climatizzato e dotato di un sistema di stoccaggio e di movimentazione dei materiali completamente automatizzato, cosa che aveva impressionato gli investitori cinesi. Chiediamo inoltre con forza che Baomarc valuti anche una diversificazione dei clienti finali, così come aveva inizialmente garantito in sede di accordo. L’acciaio è un materiale versatile e largamente e globalmente utilizzato in tutti i settori, compreso l’automotive».
Anche per la Fim Cisl, per voce del coordinatore nazionale Stefano Boschini e di Primiano Biscotti, Fim-Cisl Abruzzo e Molise, «le giustificazioni dell’azienda non sono sostenibili, visto che l’accordo e la scelta di Baomac rispetto ad altri concorrenti fu determinata anche e soprattutto in funzione del numero di assunzioni». Come riporta Fim, per Baomarc il mancato rispetto dell'accordo risiede nel calo del -48% delle commesse Stellantis, «questo, insieme alla richiesta di rinegoziazione del contratto da parte di Stellantis che ha generato una controversia commerciale che ha rallentato il piano industriale del gruppo e quindi delle assunzioni. Ma l’azienda resta per noi inadempiente. Le giustificazioni non trovano oggettivo riscontro visto il mancato rispetto anche della fase uno dell’accordo che doveva prevedere 110 assunzioni».
«La Fiom», interviene il segretario Alfredo Fegatelli, «ritiene che l'incontro ministeriale sia stato convocato troppo presto rispetto all'esito del contenzioso commerciale tra Baomarc e Stellantis, e ha espresso perplessità per il fatto che il ministero abbia rimandato la discussione alla Regione Abruzzo e alle organizzazioni sindacali, ma nonostante questo abbiamo ha chiesto un intervento urgente della Regione per affrontare la questione ex Honeywell».
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