Bare importate dalla Cina: il giudice conferma la confisca

CASACANDITELLA. La confisca era la misura giusta per quelle bare importate dall’Oriente contro le regole. L’ordinanza del sindaco Giuseppe D’Angelo, che appunto aveva disposto di confiscare le 350...
CASACANDITELLA. La confisca era la misura giusta per quelle bare importate dall’Oriente contro le regole. L’ordinanza del sindaco Giuseppe D’Angelo, che appunto aveva disposto di confiscare le 350 casse da morto fabbricate in estremo Oriente, è stata confermata dal tribunale di Chieti. Il giudice Camillo Romandini ha condannato al pagamento delle spese e rigettato l’opposizione della società italo-cinese che aveva importato quelle bare, parte di un lotto di oltre 1.200 pezzi che agli inizi dello scorso luglio fu sequestrato dalla guardia di finanza tra Francavilla, Vacri e Casacanditella, custoditi in depositi in attesa di essere messi sul mercato a prezzi concorrenziali rispetto ai manufatti prodotti in Italia e in altri paesi dell’Unione.
Dall’istruttoria del procedimento innescato dalla ditta contro il Comune sono emersi elementi nuovi, utili al prosieguo delle indagini sul traffico di bare. Dopo il sequestro era stato apposto un marchio di provenienza che aveva qualificato il prodotto come Made in China. «Ma è stato acclarato», spiega D’Angelo, «che i marchi erano cancellabili addirittura con un dito. In pratica le bare, di bassa lega», osserva il sindaco, «venivano importate dall’estero, soprattutto dalla Cina, mediante società di comodo costituite da cinesi e italiani, e una volta in Italia sulle stesse prima di commercializzarle venivano apposti marchi di imprese costruttrici cinesi. Ciò vìola la normativa di polizia mortuaria che prescrive per motivi di igiene che i timbri vengano apposti al momento della fabbricazione della bare per individuare la società costruttrice e la provenienza dei cofani». Il Comune è stato assistito dallo studio legale Luciani-De Merolis di Francavilla.
Francesco Blasi
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