Barista palpeggiata, prosciolto il datore di lavoro sott’accusa
CHIETI. La storia era partita con un datore di lavoro troppo affettuoso che ricopriva di baci, non desiderati, la sua dipendente e che, a un certo punto, approfittando della condizione subalterna di...
CHIETI. La storia era partita con un datore di lavoro troppo affettuoso che ricopriva di baci, non desiderati, la sua dipendente e che, a un certo punto, approfittando della condizione subalterna di lei, avrebbe oltreppassato i limiti con palpeggiamenti voluttuosi e mano morte. Ma ieri, nonostante la querela di lei fosse stata ritenuta credibile dalla procura, il giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis, ha deciso per «il non doversi procedere» contro l’imputato «perché il fatto non sussiste».
Il titolare di un bar di un centro vicino a Chieti, 54 anni, era accusato di violenza sessuale sulla barista: una bella donna di 39 anni. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio perché aveva sufficienti elementi di prova per sostenere che la barista avesse subito aggressioni erotiche del datore di lavoro. E si sa, ormai è di diffusione generale, l’orientamento della Cassazione che ritiene che un bacio rubato, non voluto, può costituire gli estremi di una violenza sessuale. La donna racconta di aver sopportato per diverso tempo le temerarie avances del padrone che approfittava di quando nel locale non c’erano avventori per allungare le mani o baciarla. E non potendo far niente per bloccare i suoi palpeggiamenti, ai limiti della sopportazione, si è licenziata. Qualche tempo dopo ha deciso di querelare l’ex datore di lavoro per violenza sessuale, e assistita dall’avvocato Renzo La Torre si è anche costituita parte civile. Il titolare del bar era difeso dall’avvocato Giuliano Milia.
Ma la versione della donna non è stata ritenuta credibile dal giudice che ha concluso per il non doversi procedere perché il fatto non sussiste. Le motivazioni chiariranno. (k.g.)

