Battezzati due migranti nigeriani

18 Aprile 2017

Dal centro d’accoglienza si sono avvicinati alla parrocchia dei frati

GUARDIAGRELE. Notte di veglia pasquale speciale nella chiesa dei frati cappuccini, nel corso della quale due migranti, ospiti del centro di accoglienza di via Colle Granaro, hanno ricevuto il sacramento del battesimo. Il ventiquatrenne Harrison Asemota e il trentatrenne Philip Harrison, entrambi di nazionalità nigeriana, si sono infatti accostati alla fonte battesimale nel corso di una commovente cerimonia celebrata dal parroco padre Luca Del Panfilo in una chiesa gremita dai fedeli. «Quest'anno la veglia pasquale», ha osservato padre Luca, «è stata indubbiamente una notte di grazia, perché questi due ragazzi africani, da battezzati, sono diventati figli di Dio. Questo gesto», ha aggiunto il francescano, «va naturalmente a rispondere anche all'appello di Papa Francesco, che ha invitato la Chiesa ad essere più solidale verso tutti e, in particolar modo, verso i più disagiati».

I due migranti, già da alcuni mesi si erano avvicinati ai fedeli della parrocchia francescana guardiese, grazie ad alcuni incontri organizzati da questi ultimi con gli ospiti del locale centro di accoglienza. «I ragazzi», spiega padre Luca, «dopo aver frequentato per un periodo di tempo la nostra parrocchia ci hanno manifestato il loro desiderio di volersi battezzare e di entrare a far parte della Chiesa Cattolica, così sono stati subito avviati alla frequentazione del corso di preparazione al sacramento che per loro è stato tenuto in lingua inglese da una catechista della nostra parrocchia».

Il battesimo della coppia di migranti nigeriani, salutato dagli scroscianti applausi dei numerosi fedeli raccolti nella chiesa, è andato così ad evidenziare che il Cristianesimo è sempre meno un fatto di tradizione e diventa sempre più una scelta consapevole. L'iniziativa, è stata favorevolmente accolta anche dall'assessore comunale alle politiche sociali Inka Zulli. «E' un fatto altamente positivo», ha osservato Zulli, «che mira ad una concreta integrazione dei migranti nella nostra comunità».

Giovanni Iannamico