Benito, nuove ricerche dopo quattro anni

14 Marzo 2021

Guardiagrele: domani l’anniversario della sparizione, il 10 e 11 aprile le ispezioni vicino a una frana

GUARDIAGRELE. Il paragone non ci azzecca, ma può passare. Se a Michelangelo 4 anni sono serviti per decorare con i suoi affreschi la volta della Cappella Sistina, qui, invece, nello stesso lasso di tempo, non si è riusciti ancora a trovare un rimasuglio del corpo dell’ex panettiere. Da 48 mesi, ormai, 1.461 giorni, Rosanna Della Penna per ricordare il padre e magari sfogarsi con un pianto liberatorio di tanti tormenti, deve accontentarsi non di una tomba ma di un altarino allestito alla bell’e meglio nel corridoio all’ingresso della casa di Piana San Bartolomeo di Guardiagrele. Domani saranno 4 anni che il papà Benito è sparito di casa senza lasciare più tracce: aveva 83 anni e quel giorno, un mercoledì, dopo avere trascorso un’oretta, tra le 16 e le 17, nelle vicinanze della sua abitazione, non fece più rientro a casa.
Benito, claudicante, non poteva compiere lunghi tragitti a piedi. Cadde subito l’ipotesi dell’allontanamento volontario così come quella del malore. Di lui non è stato trovato più nulla, neanche gli occhiali che indossava oltre all’immancabile bastone usato nei minimi spostamenti e di cui aveva assoluta necessità vista la protesi che, anni prima era, gli stata impiantata all’anca sinistra.
Una nuova battuta di ricerca sarà allestita per sabato 10 e domenica 11 aprile prossimi. Lo annuncia Alessia Natali, presidente dell’associazione Penelope Abruzzo, sodalizio delle famiglie e degli amici delle persone scomparse. «L’area dove dovrebbero concentrarsi le ricerche è tutt’ora impervia», spiega Natali, «numerose sono le zone impenetrabili e fitte di vegetazione sull’argine del canale della contrada e identificato come “Muro di Guardiagrele”. In questa zona, all’epoca della scomparsa c’era stata una frana che confinava esattamente con un appezzamento di terreno di Benito e che a tutt’oggi è ancora transennata e aumentata di volume. Benito stesso, nel giorno della scomparsa, ha riferito alla moglie che avrebbe raggiunto il genero in campagna. Era infatti sua abitudine camminare giornalmente nelle vicinanze della sua abitazione. Dalle documentazioni in nostro possesso si evince che questi luoghi non sono mai stati esplorati in maniera approfondita date le condizioni in cui vertevano all’epoca e che risultano meritare maggiore attenzione in quanto la folta vegetazione e la conformazione geologica del terreno, potrebbero ancora oggi celare, in burroni o piccole scarpate non visibili a occhio nudo, qualcosa di Benito.
Rovi, fango, acqua. Di tutto questo sono piene le aree poco accessibili dove, secondo la figlia, potrebbero trovarsi i resti del papà. «Lungo il ciglio della strada denominata “Muro di Guardiagrele”», scrissero in una relazione il 29 agosto dell’anno dopo la scomparsa, Gabriele La Rovere e Antonella Salomone, speleologi dello Speleo Club Chieti e del Gruppo di ricerca archeologica industriale della Maiella (Graim) dopo avere partecipato alle ricerche, «c’è una frana che interessa un fossetto di raccolta acqua particolarmente impervio. Questa frana è al confine con un terreno di Benito. La figlia racconta che il padre andava spesso in quella zona preoccupato dalla frana per osservarne lo sviluppo. Risalendo il fosso», sottolinearono gli speleologi, «si è avuto modo di osservare dal basso l’erosione causata dalle acque che risulta di una certa entità. Si è dedicata attenzione alla parte corrispondente alla frana sovrastante che interessava la strada e che, nei giorni dell'esplorazione, era transennata. Questo, ipotizzando che Benito, sportosi dal ciglio della strada asfaltata per osservare la frana, vi sia caduto dentro innescandone un’altra che potrebbe averlo ricoperto completamente. Su questo sito restano pertanto dubbi e si auspica uno scavo di ricerca lungo tutto il fronte della frana».
Ma quello scavo, tanto atteso, in quattro anni non fu mai realizzato perché mai autorizzato. E di Benito nessuna traccia.
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