Bidella trovata morta nel garage, prende piede l’ipotesi del suicidio

Carabinieri e avvocati nella casa della vittima: eseguito il sopralluogo tecnico disposto dalla Procura La difesa: trovato il punto in cui la donna si è tolta la vita. Il marito è indagato per omicidio volontario
LANCIANO. Una pignatta rotta nel solaio grezzo della cantina-garage in cui filo elettrico sarebbe stato fatto passare per poi stringerselo al collo e farla finita. Secondo la tesi difensiva, prende corpo l’ipotesi del suicidio nel caso di Annamaria D'Eliseo, 60enne collaboratrice scolastica, trovata senza vita il 15 luglio scorso all’interno della rimessa della sua casa all’Iconicella. È quanto emerso al termine del sopralluogo fatto ieri mattina nei locali da parte dei carabinieri della compagnia di Lanciano, con gli avvocati della famiglia e i periti per fare chiarezza su una morte ancora avvolta nel giallo. Resta infatti ancora in piedi anche l’altra ipotesi della Procura, quella dell’omicidio, ossia che la donna sai stata uccisa dal marito Aldo Rodolfo Di Nunzio: è stato lui a trovarla senza vita e a chiamare i carabinieri.
IL SOPRALLUOGOÈ durato due ore il sopralluogo predisposto dalla Procura di Lanciano ed eseguito dai carabinieri nel garage della villetta all'Iconicella, dove il 15 luglio scorso Di Nunzio riferì al 112 di aver trovato il corpo senza vita della moglie Annamaria, collaboratrice scolastica degli “Eroi Ottobrini”, donna disponibile, generosa, solare. Quel giorno, alle 13.08, Di Nunzio telefonò al 112 dicendo di aver trovato, scendendo nel garage, la moglie impiccata e di averla posta a terra nel tentativo, vano, di salvarla. Avrebbe parlato ai carabinieri di un gancio, a cui erano appesi i cavi elettrici con cui la donna si sarebbe tolta la vita. E i militari ieri mattina hanno scandagliato palmo a palmo il garage, fatto foto e analisi con apparecchiature laser che permettono di ricostruire in 3D, reperti e luoghi reali simulando poi i fatti avvenuti all’interno. Un sopralluogo eseguito con la formula dell'atto irripetibile alla presenza anche dei legali di Di Nunzio, Fiorenzo Cieri e Claudio Nardone, dell’avvocato Elisabetta Merlino che rappresenta i 5 figli della coppia, del medico legale Riccardo Di Tanna e dell'ingegnere edile Lucio Di Paolo per Di Nunzio e del medico legale Ildo Polidoro per i figli.
IL SOLAIOE l’attenzione maggiore è stata posta sul solaio e sul luogo in cui Di Nunzio ha detto di aver ritrovato il corpo della moglie. E, stando alle dichiarazioni degli avvocati, sarebbero stati trovati «elementi utili a sostenere l’ipotesi del suicidio». Sarebbe stato individuato nel solaio una trave grezza con le pignatte sopra rotte che la donna avrebbe potuto utilizzare facendo passare, attraverso i fori del laterizio, il filo elettrico con cui si sarebbe in seguito lasciata cadere nel vuoto. Per raggiungere il punto di aggancio, ad un’altezza di circa 2,30 metri, Annamaria avrebbe potuto usare una scala a forbice sequestrata il giorno della morte. Ma sono ipotesi. Nel garage restano i sigilli.
GLI AVVOCATI«Ribadiamo l’innocenza di Di Nunzio», dicono i legali Cieri e Nardone, «si è trattato di una disgrazia, un atto autolesivo della signora perché durante il sopralluogo sono stati trovati elementi che sostengono l’ipotesi del suicidio. Nel punto in cui è stata trovata la signora ci sono degli appigli che avrebbe potuto usare per compiere il gesto estremo. Attendiamo ora gli esiti degli altri esami». «Sono stati trovati elementi che possono ricondurre all'ipotesi del suicidio», aggiunge l’avvocato Merlino, «ma spetta alla Procura ricomporre il puzzle con gli esiti dell’autopsia, degli esami fatti e chiudere questa triste vicenda». Ma le risposte da cercare sono ancora tante: c’è da capire se la pignatta, alla quale si sarebbe appesa Annamaria, possa aver retto il peso, gli esiti dell’autopsia che a un primo riscontro non ha chiarito la dinamica della morte e quelli degli esami istologici e tossicologici.
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