Bimbi nel bosco, l’iniziativa di Leonora Carusi: «Pronti centinaia di esposti, la famiglia va ricongiunta»

10 Gennaio 2026

La donna è la figlia del ristoratore che ha dato gratis una casa a Nathan: «Chiediamo un’indagine d’ufficio per vedere se l’iter seguito sia stato corretto»

PALMOLI. La perizia psichica disposta dal tribunale per i minorenni sulla famiglia del bosco è «viziata» in partenza, inficiata alla radice da un contesto di dolore estremo che altera ogni possibile valutazione oggettiva. Per spiegare il concetto, Leonora Carusi non usa mezzi termini, ma ricorre a un paragone storico violentissimo che scuote le coscienze e dà la misura della tensione emotiva che circonda il caso di Palmoli: «È come analizzare un ebreo nel lager». La frase, pronunciata al Centro, è l’apice di una mobilitazione che ha superato i confini della solidarietà locale per trasformarsi in un’azione collettiva di protesta legale.

La donna, titolare della fattoria didattica “Il Villaggio nel bosco”, è la figlia di Armando Carusi, il ristoratore che ha concesso gratis una casa alla famiglia del bosco in attesa dei lavori nell’abitazione in pietra finita nel mirino nei magistrati. Leonora ha deciso di scendere in campo in prima persona, lanciando una campagna di esposti indirizzati alle procure per chiedere di verificare la correttezza dell’iter seguito da magistrati e assistenti sociali.

Leonora, partiamo dall’inizio. Lei è molto vicina alla famiglia e ha seguito la vicenda fin dai primi istanti. Qual è la sua lettura?

«Assolutamente sì, sono vicina a Nathan e Catherine. Noi, e dico tutti quelli che sono a favore di questa famiglia, abbiamo visto un abuso. Io so quello che dice la legge: i bambini si possono allontanare dal nucleo familiare solo quando c’è abuso e violenza. E qui tutto c’era fuorché questo. Le condizioni della casa possono essere opinabili, certo. Per sistemare il bagno ci vuole una settimana, per la casa magari un mese. Ma da qui è nata l’idea di prestargli la casa a Palmoli: avevamo pensato che se ci fosse stato un cantiere aperto, mai più glieli avrebbero ridati».

Come sta vivendo questa situazione Nathan? Lei ha contatti diretti con lui.

«Nathan è un padre che era abituato a vivere ventiquattro ore su ventiquattro con la propria famiglia. Facevano tutto assieme. Adesso a malapena può vedere i figli due ore a settimana. Al momento è un padre distrutto. Io non oso essere nei suoi panni. È impossibile da immaginare quello che stia vivendo, non si può neanche spiegare a parole».

Ha lanciato un’iniziativa forte: un esposto precompilato da depositare in questure, commissariati e caserme dei carabinieri. Come le è venuta questa idea?

«Ho contattato vari avvocati per vedere se era una cosa fattibile e a quali rischi si incorreva. È una protesta, un passo in più rispetto a una raccolta firme che arriva come un plico su una scrivania e viene cestinato. Abbiamo pensato: facciamo un esposto, creiamo un modello e lo mettiamo a disposizione di tutti quelli che sono a favore, in tutta Italia. Ognuno deve fare il proprio passo: compilarlo e consegnarlo. Io l’ho già fatto».

Qual è stata la risposta della gente? Ha avuto riscontri?

«Ho presentato ieri l’iniziativa sul mio canale social “Il Villaggio nel bosco”. Ho avuto più di 25.000 visualizzazioni e tantissime richieste per questo modulo, oltre duecento. Adesso è stato creato un link per scaricarlo in autonomia».

Cosa chiedete, concretamente, con questo documento?

«Spero che questi bambini tornino a casa. Io non metto in dubbio che la famiglia debba subire ancora dei monitoraggi, un aiuto, però non c’è motivo di tenere la famiglia separata. È una famiglia che al massimo va assistita. Chiediamo che si mettano una mano alla coscienza. Chiediamo un’indagine d’ufficio per vedere se l’iter seguito sia stato corretto».

Nel video pubblicato sui social lei parla di una «piccola protesta». Teme che l’iniziativa possa essere controproducente?

«Non ha tantissimo valore legale, quindi non comporta nessun rischio. Però ragazzi: oggi a loro, domani a voi. Non possiamo farci mettere i piedi in testa da nessuno». 

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