Birra artigianale e luppolo: in Abruzzo mercati in crescita

Scerni. Convegno all’Agrario promosso da Agia e Cia «Sono risorse per il ricambio generazionale in agricoltura»
SCERNI. Una coltura alternativa ai classici dell’agricoltura italiana ma dal grande potenziale economico. La produzione di luppolo e il mercato della birra artigianale è stato il tema del convegno dal titolo “La filiera del luppolo italiano in Abruzzo, dalla coltivazione alla vendita sul mercato”, che si è tenuto ieri all’istituto agrario Ridolfi- Zimarino di Scerni. L’incontro è stato organizzato dall’Agia Chieti-Pescara (Associazione giovani imprenditori agricoli), promosso da Cia, in collaborazione con Cia Agricoltori Italiani Chieti-Pescara e l’Agrario.
«Auspichiamo che la prossima programmazione europea ponga seriamente al centro degli interessi la questione del ricambio generazionale in agricoltura», ha affermato Nicola Antonio Sichetti, presidente Cia Chieti-Pescara, «per favorire l’insediamento di nuovi giovani agricoltori e il ricambio in aziende già esistenti anche grazie all’ausilio delle società di affiancamento». L'Abruzzo è la quinta regione italiana per la produzione di luppolo anche se relativamente giovane anche a livello nazionale.
Dopo i saluti del vicepreside, Nadia De Risio, del sindaco di Scerni Alfonso Ottaviano, la parola al presidente Agia Chieti-Pescara, Enrico Calentini. «Il luppolo potrebbe essere una nuova opportunità economico-reddituale per il territorio regionale», afferma, «offre la possibilità di utilizzarlo sia in ambito brassicolo con la produzione di birra artigianale e non, sia extra-brassicolo trasformandolo in oli essenziali, o in estratti a fini farmaceutici, cosmetici e nutraceutici».
Katya Carbone, coordinatrice progetto Luppolo.It, ha approfondito la tematica della coltivazione del luppolo in Abruzzo, quali sono le zone maggiormente vocate per il suo sviluppo e le varietà che meglio si prestano ad essere impiantate sul territorio. Significativa la testimonianza aziendale di Eugenio Pellicciari, socio fondatore di Italian Hops Company in provincia di Modena, tra i primi in Italia a sviluppare questa erbacea e costruirci sopra un progetto aziendale ormai consolidato. Gli altri relatori, Tommaso Ganino, ricercatore dell’Università di Parma; Marco Faieta, ricercatore dell’Università di Teramo; Pino Cornacchia, capo Dipartimento sviluppo agroalimentare di Cia; Stefano Francia, presidente nazionale Agia.
Dall'incontro è emersa l'importanza della formazione, di riuscire ad avere figure specializzate che si formano attraverso questi istituti. I futuri agricoltori devono avere consapevolezza delle opportunità che portano le nuove tecnologie applicate all’agricoltura.
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