Blitz della Finanza al Consorzio bonifica

Acquisiti documenti su incarichi a progettisti e consulenti e sui lavori alla diga di Chiauci. Nel mirino dieci anni di gestioni
VASTO. Blitz della guardia di finanza al Consorzio di bonifica sud. Sotto la lente della magistratura finiscono dieci anni di gestione dell’ente commissariato. I finanzieri hanno acquisito centinaia di faldoni che riguardando opere, progetti, incarichi e consulenze. Una montagna di materiale che sarà accuratamente controllata. La visita delle fiamme gialle, che risale a qualche giorno fa, non è arrivata del tutto inaspettata. Prima la polemica seguita all’allontamento dell’ex direttore Nicolino Sciartilli, poi le dure dichiarazioni del governatore Luciano D’Alfonso, hanno fatto capire che l’indagine fosse nell’aria. Il presidente della Regione, nel corso della visita a Vasto per illustrare gli interventi previsti nel Masterplan, aveva invocato ufficialmente un’inchiesta penale sul Consorzio di bonifica di Vasto.
Ora l’inchiesta c’è. Su richiesta del procuratore capo Giampiero Di Florio, il nucleo operativo della guardia di finanza di Chieti tre giorni fa ha fatto visita agli uffici dell’ente, in via Sant’Antonio Abate, acquisendo documenti che abbracciano un arco di dieci anni di gestione, dal 2006 ad oggi. In questo arco temporale si sono succedute diverse gestioni, da Giuseppe Torricella a Fabrizio Marchetti, e poi il commissario Sandro Annibali, sostituito nel settembre scorso da Giampiero Leombroni che a sua volta, un mese fa, ha passato il testimone a Rodolfo Mastrangelo. A far scattare l’inchiesta pare sia stata una visita in Procura fatta dall’ex commissario Leombroni, prima di lasciare l’incarico al Consorzio. Nel mirino degli investigatori ci sono le passate gestioni dell’ente consortile di contrada Sant’Antonio Abate, che ha un buco di bilancio pari a 10 milioni di euro e ha accumulato forti ritardi nel pagamento degli stipendi. Leombroni, che per breve tempo è stato commissario straordinario del Consorzio di bonifica e da poco si è insediato alla guida dell’Arap (l’agenzia regionale per le attività produttive), su richiesta di D'Alfonso -come lo stesso governatore ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa- ha portato diversi documenti alla magistratura. Alcuni riguardano la diga di Chiauci. Altri l’affidamento di incarichi a svariati progettisti e consulenti. Gli investigatori potrebbero configurare l’ipotesi di turbativa d’asta, se non reati più gravi.
«Al Consorzio di bonifica di Vasto c’è stata una sarabanda di progettisti», ha accusato D’Alfonso qualche giorno fa, «va fatta chiarezza. È necessaria un’inchiesta. La diga di Chiauci per troppi lunghi anni non è stata riempita di acqua ma di progettisti nominati dagli amministratori che si sono avvicendati alla guida del Consorzio di bonifica sud di Vasto. Dico queste cose consapevole di quello che affermo e mi auguro che l’autorità giudiziaria vada a dare uno sguardo alle carte di quell’ente. Al commissario Leombroni ho chiesto di trasmettere una voluminosa documentazione alla Corte dei Conti affinchè si faccia chiarezza». Parole durissime a cui farà seguito probabilmente anche un incontro di D’Alfonso con la magistratura. I lavori dell’invaso sono cominciati 30 anni fa. Il faraonico impianto è stato realizzato per risolvere il problema della carenza idrica del Vastese e del vicino Molise.Ora aspetta di essere completato. Se così non fosse sarebbe una iattura per il Vastese e il Molise oltre che il fallimento di un’opera costata oltre cento milioni di euro.
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