Bollette acqua, l’Aca fa causa al Comune

25 Marzo 2018

L’ente denuncia: l’amministrazione incassa i soldi ma da 18 mesi non paga le fatture, debito di 8,6 milioni. Scatta l’ingiunzione

CHIETI. I residenti di Chieti pagano le bollette dell’acqua e il Comune incassa le somme attraverso la Teateservizi. Ma il giro non è completo perché manca un passaggio: da un anno e mezzo, il Comune trattiene gli importi e non li versa all’Aca. È quanto emerge dagli atti di un’azione legale avviata dall’Aca contro il Comune: il debito dell’amministrazione verso l’Aca sarebbe di oltre 8,6 milioni. E ora si apre una battaglia giudiziaria tra due enti che hanno un bisogno disperato di soldi: l’Aca per portare avanti il concordato da 60 milioni di euro che l’ha salvata dal fallimento nel 2016 e il Comune già al centro di un’indagine della Corte dei conti sulla «sana gestione finanziaria» che aspetta la prima visita degli ispettori del ministero dell’Economia.
Ricorso a Pescara. L’Aca ha presentato al tribunale di Pescara un ricorso per ingiunzione di pagamento «con provvisoria esecuzione»: entro due settimane, al massimo, il tribunale deciderà. E se passasse la linea dell’Aca – che nel ricorso lamenta un cumulo di fatture rimaste insolute a fronte di solleciti su solleciti –, il Comune si ritroverebbe sul lastrico ed esposto al rischio di un maxi pignoramento. Un’azione esecutiva che, però, potrebbe scontrarsi con i conti correnti vuoti del Comune: l’amministrazione si ritrova con un buco di 12,7 milioni. Si tratta dell’anticipazione di cassa: uno scoperto che la banca tesoreria del Comune autorizza in attesa di un ripianamento.
Fatture scoperte. Al centro dello scontro giudiziario ci sono le bollette dell’acqua: dal mese di giugno dell’anno scorso, il servizio idrico comunale è stato ceduto all’Aca: la condotta è passata all’ente ma il Comune continua a gestire, attraverso la municipalizzata Teateservizio, la riscossione delle cartelle. Gli incassi della subdistribuzione dovrebbero essere girati all’Aca: secondo l’ente, però, in 18 mesi non è mai avvenuto: il ruolo, questo il termine tecnico, non è stato ancora trasferito dal Comune all’Aca. Vuol dire che il Comune incassa i soldi e li trattiene.
Pugno duro del cda. L’Aca, sottoposta al piano di rientro controllato dal commissario giudiziale Guglielmo Lancasteri, non può perdere per strada un credito da 8.640.000 euro e ha inviato richieste di pagamento al Comune: secondo il ricorso, però, da palazzo di città non sono arrivate risposte. Così, il presidente del cda Luca Toro e i consiglieri Mirko Velluto e Giovanna Brandelli si sono riuniti e hanno dato mandato di aprire il contenzioso. L’ufficio legale dell’Aca, con l’avvocato Nicolina Pietromartire, ha depositato il ricorso. Ora, c’è attesa per la contromossa del Comune: il sindaco Umberto Di Primio potrebbe convocare la giunta d’urgenza e affidare l’incarico della difesa per la resistenza in giudizio.