Bomba, la Lungolago è franata

29 Luglio 2014

Nessun cartello segnala il pericolo in una delle zone più belle d’Abruzzo, ma vittima d’incuria dal 2009

BOMBA. Non è la prima e non sarà l’ultima: un tratto della Lungolago che costeggia il bacino di Bomba è quasi completamente franato. A rischio è l’incolumità pubblica giacché nessuna segnaletica avvisa del pericolo di una strada che all’improvviso di fa piccolina per il cedimento di una parte.

Lo smottamento si aggiunge a erbacce alte e a ripetuti cedimenti e sprofondamenti del manto stradale. Parafrasando Gino Bartali si potrebbe dire: «L’è tutto da rifare».

Da rifare però non è solo la strada ma la considerazione turistica riservata verso un territorio.

La Lungolago collega i comuni di Bomba, Colledimezzo e Pietraferrazzana; su essa si affacciano centri turistici, camping, ristoranti. Non è una banalità dire che "altrove" diversa sarebbe l’attenzione riservata a uno dei posti più belli d’Abruzzo.

Eppure sulle strutture del lago, compresa la Lungolago, sono stati investiti fior di soldi pubblici (2.500.000 euro) quando si svolsero le gare di canottaggio e canoa dei Giochi del Mediterraneo. Era il 2009, appena cinque anni fa. Oggi non resta nulla - se non qualche dépliant nostalgico - di quello che doveva essere il fiore all’occhiello del turismo al quale aggrapparsi per rilanciare il comprensorio. Tutto fermo allora? No, ci sono state riunioni all’assessorato regionale allo sport, carteggi voluminosi, incontri, cene, promesse; il problema era chi doveva gestire e utilizzare impianti e attrezzature tra Comitato giochi, Regione, Federazione di canoa e canottaggio, Comunità montana, privati. Il tempo e l’incuria hanno tolto tutti dall’imbarazzo, arrugginendo e sbriciolando.

Lo scorso anno Rosaria Nelli, imprenditrice e rappresentante di diverse organizzazioni lavorative, aveva lanciato un atto di accusa non risparmiando politici e amministratori: «É proprio l'ora di dire basta, non ne posso più» disse la battagliera Nelli «se il lago è abbandonato, se il battello non c’è più, se il trenino della Valle non passa, se le canoe non si affittano, la colpa o l'inefficienza non è certo nostra, non è degli operatori».

Fu un atto di accusa che non lascia spazio a interpretazioni. I fatti parlano chiaro: delle quattro strutture ricettive presenti ne restano solo due (Isola Verde e Il Soffio, nate entrambe 27 anni fa quando il lago era frequentato solo da pescatori); il centro remiero è chiuso; il battello sul lago non c'è più; manca un programma di navigazione, di balneazione, di trekking, di escursioni in biciclette.

E la Lungolago sta franando. Matteo Del Nobile

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