Bomba, la riserva per salvaguardare il lago

28 Giugno 2018

Proposta la creazione di una zona che tuteli le biodiversità. Atessa: scongiuriamo l’aumento dei cinghiali

BOMBA. Si svolgerà il prossimo 3 luglio, nella sede dell’Unione montana dei Comuni del Sangro a Villa Santa Maria, un incontro per istituire la “Riserva naturale regionale lago di Bomba”. Un progetto, frutto di concertazione tra le istituzioni del territorio, per la gestione ambientale, turistica e infrastrutturale dell'area del lago di Bomba. Si tratta di una proposta articolata che dovrà essere condivisa dai dieci consigli comunali interessati (Atessa, Bomba, Tornareccio, Colledimezzo, Pietraferrazzana, Monteferrante, Villa Santa Maria, Montelapiano, Montebello sul Sangro e Pennadomo) con obiettivi ben precisi. Parteciperanno anche il consigliere regionale Alessio Monaco e Arturo Scopino, presidente dell’Unione montana. Tra gli scopi dell'istituzione ci sono: la tutela ambientale in una delle zone più interessanti dal punto di vista della biodiversità in Abruzzo; la rivitalizzazione delle infrastrutture turistico-ricettive (realizzate negli anni Ottanta dalle Comunità Montane) del lago di Bomba e oggi inutilizzate; la definitiva bocciatura di progetti per l’estrazione di gas presente sotto il bacino artificiale.
«È un’idea alla quale stiamo lavorando da un paio di anni» afferma Donato Di Santo, sindaco di Bomba, «è importante che vada in porto per il turismo e la salvaguardia dell’ambiente». Non molto tempo fa il progetto, la cui relazione tecnica scientifica è stata elaborata da Mario Pellegrini del Cisdam di Rosello, è stato presentato al governatore Luciano D’Alfonso che si è detto disponibile a sostenere l'iniziativa, che parte da «un confronto territoriale sano e corretto», assicurando la collaborazione della Regione in tutte le fasi propedeutiche all'elaborazione del progetto.
«Il Comune di Atessa», si legge in una nota che sarà presentata all'incontro del 3 luglio, «condivide il progetto e ne apprezza le finalità. Tiene tuttavia a sottolineare che, tenendo conto che in tali aree è vietata la caccia, vanno previsti e definiti tutti i mezzi, nell'atto costitutivo, per il controllo della popolazione dei cinghiali. Il Comune subordina la propria adesione a una precisa ed esplicita normativa che definisca tutti gli strumenti idonei a raggiungere l'obiettivo». «Fino ad oggi» conclude il sindaco Di Santo «la politica della caccia al cinghiale per arginare la popolazione non ha prodotto risultati soddisfacenti allora bisogna trovare delle soluzioni alternative come i recinti di cattura che, dove sono stati attuati, hanno prodotti risultati soddisfacenti».
Matteo Del Nobile
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