Bomba per i bancomat, subito a processo

31 Gennaio 2018

Giudizio immediato per la coppia arrestata: in auto 432 grammi di esplosivo e chiodi

VASTO . Saranno giudicati dal tribunale di Vasto con rito immediato il prossimo 20 marzo, come richiesto dal sostituto procuratore Gabriella De Lucia e accordato dal gip Fabrizio Pasquale, Luigi De Simone, 57 anni, e A. Demtec, 32 anni, la coppia del Foggiano arrivata a Vasto, l’11 dicembre scorso, a bordo di una macchina piena di materiale per sventrare e svuotare un bancomat. Insieme ai due c’era il figlio diciassettenne dell’uomo.
La “marmotta” piena di 432 grammi di esplosivo era pronta all’uso. Il difensore del 57enne di Orta Nova, l’avvocato Gianni Menna, punterà la difesa sulla natura della polvere pirica contenuta dalla marmotta, cercando di dimostrarne la non pericolosità. Gli altri oggetti trovati nell’auto del terzetto non depongono certo a loro favore, anche se nessuno di loro ha precedenti. Nel portabagagli c’erano 15 chili di chiodi a tre punte, tre passamontagna, altrettante luci da mettere in testa per illuminare l’obiettivo da svuotare e i guanti. Indumenti che rivelano intenzioni tutt’altro che turistiche. L’udienza di convalida dell’arresto per i due maggiorenni si è tenuta il 14 dicembre scorso e, subito dopo, gli arrestati sono tornati in carcere in attesa di giudizio. Del ragazzo si occupa, invece, il Tribunale per i minori dell’Aquila. I colpi con le marmotte, che non sono certo roditori alpini bensì veri e propri congegni esplosivi artigianali che i ladri infilano nelle fessure dei bancomat per farli esplodere, vengono in genere utilizzati da gang numerose e specializzate per uno specifico tipo di bancomat. Le procedure richiedono, infatti, una preparazione specifica. Chi usa la marmotta non è uno sprovveduto. Qualche tempo fa in Puglia sono state arrestate undici persone. La tecnica è pericolosa. Se la sera dell’arresto i carabinieri di Vasto non avessero capito che cosa era quell’astuccio di metallo e che sarebbe bastato un nulla per far esplodere la marmotta (chiamando, quindi, a intervenire gli artificieri di Chieti), avrebbero rischiato la loro stessa incolumità. (p.c.)
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