Bonus Covid, scoperta la truffa: in cinque finiscono sotto accusa

Si spacciano per dipendenti delle Poste e convincono una veterinaria a raggiungere un bancomat «Segua le nostre indicazioni e riceverà il denaro», le promettono. In realtà le svuotano il conto
SAN GIOVAN NI TEATINO. Si sono spacciati per dipendenti di Poste Italiane e hanno raggirato una veterinaria: con la falsa prospettiva di farle incassare il bonus Covid riservato al personale sanitario, sono riusciti a portarle via quasi quattromila euro. I cinque responsabili dell’imbroglio – due donne e tre uomini, residenti tra Penne, Montesilvano, Castelvolturno, Boscoreale e Campobasso – sono stati scoperti dai carabinieri della stazione di Sambuceto: ora devono rispondere di concorso nei reati di sostituzione di persona e truffa.
La procura della Repubblica di Pescara, competente per territorio perché i bancomat in cui la vittima è stata indotta a eseguire le operazioni si trovano nel capoluogo adriatico e a Spoltore, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio. Due truffatori non sono nuovi a episodi simili, motivo per cui è stata loro contestata la «recidiva reiterata specifica e infraquinquennale»: significa che, in caso di condanna, la pena sarà aumentata di due terzi.
Tutto è cominciato quando gli impostori hanno contattato la vittima, rappresentandole falsamente che avrebbe potuto ricevere il premio in denaro previsto per i lavoratori del comparto sanitario che, durante la pandemia, non si sono risparmiati e hanno combattuto in prima linea contro il Covid. «Potrà riscuotere i soldi recandosi in uno sportello bancomat», hanno assicurato gli indagati alla veterinaria. Quest’ultima, dietro una serie di suggerimenti telefonici, ha portato a termine operazioni con la convinzione che fossero finalizzate a incassare le somme di denaro. E qui entra in gioco l’abilità dei truffatori, ovvero quella di convincere il malcapitato a svolgere artificiose procedure che, anziché rimpolpare il conto corrente, lo impoveriscono.
Nel caso specifico, senza rendersene conto, la vittima ha effettuato ben quindici ricariche e accreditamenti su altri conti correnti, per un totale di oltre 3.800 euro. Una volta scoperta di essere stata raggirata, la veterinaria non ha potuto fare altro che denunciare tutto in caserma. Così i carabinieri di Sambuceto sono riusciti a dare un nome e un cognome a chi ha contattato la donna, ingannandola sulla possibilità di poter avere il rimborso Covid, e anche a coloro che hanno messo a disposizione la propria carta per ricevere il denaro sottratto illecitamente alla vittima.
Adesso gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogati. Poi la procura deciderà se sollecitare l’archiviazione o il rinvio a giudizio.
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