Boom di reati su Facebook si rischiano maxi condanne

Cresce il numero dei processi e dei risarcimenti per diffamazione via internet Il giudice: «Scatta l’aggravante perché viene utilizzato un mezzo pubblicitario»
VASTO. Offendere su Facebook o attraverso qualsiasi altro social network può costare caro. Oggi nelle aule del Tribunale di Vasto riprendono le udienze dopo la pausa estiva. E sono numerosi i vastesi che si ritrovano sotto processo per diffamazione.
La nascita dei social network ha radicalmente rivoluzionato le abitudini, tanto da andare a creare una vera e propria realtà parallela. Spesso, però, le opinioni scadono nel volgare o, addirittura, nelle offese. Capita sempre con maggiore frequenza che a finire nel mirino siano i politici.
Ma la violenza verbale è diventata una consuetudine. L’ultima dimostrazione si è avuta con il tormentone Jovanotti, costellato di denunce, anche per diffamazione. Ma i casi possono essere i più svariati. Qualche esempio? C’è chi non si rassegna alla fine di una storia e comincia a scrivere commenti contro la ex. C’è l’amica invidiosa che commenta in modo troppo spinto link e foto. E c’è chi si scaglia contro l’ex datore di lavoro dopo essere stato licenziato.
Tra le vittime più frequenti, c’è chi amministra o chiunque decida di portare avanti una battaglia civile. Parlando di casi concreti, ne sa qualcosa Antonio Turdò, presidente del Comitato Pro Trignina, costretto a denunciare un trentenne che, non condividendo la sua opinione, lo ha offeso pesantemente.
E così non si contano più i processi anche per i casi in cui insulti e offese si manifestano in via telematica.
«Il reato è equiparato alla diffamazione a mezzo stampa», spiega il giudice Michelina Iannetta, che a Vasto si è occupata e dovrà occuparsi ancora di reati commessi su Facebook. «Si configura la diffamazione aggravata perché viene utilizzato un mezzo pubblicitario», specifica il magistrato.
Fondamentale è stata la sentenza del 2 gennaio 2017 della Corte di Cassazione che ha chiarito che, chiunque comunicando con più persone, si lascia andare ad offese, è punibile con la reclusione fino ad un anno o severe pene pecuniarie. Questa sentenza, in altre parole, ha sancito che il web non è uno spazio stile Far west nel quale dare sfogo a qualsiasi istinto.
In caso di condanna, anche chi è incensurato rischia pesanti pene pecuniarie e di dover risarcire la parte civile. Spesso si tratta di cifre importanti. La casistica è varia. Per aver pubblicato sul profilo di un’attività di ristorazione apprezzamenti piuttosto pesanti nei confronti degli agenti della polizia locale, un vastese è stato condannato a sei mesi di reclusione. In quell’occasione, l’imputato si era sfogato per una vicenda legata a un’occupazione di suolo pubblico non autorizzata, giustamente sanzionata dalla municipale.
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