Borrelli a 24 sindaci: amareggiato dal vostro documento
ATESSA. «Carissimi amici, sono rimasto un po’ sorpreso e amareggiato dal documento che avete sottoscritto e diffuso, nei giorni scorsi: mi sarei aspettato almeno un confronto, come abbiamo sempre...
ATESSA. «Carissimi amici, sono rimasto un po’ sorpreso e amareggiato dal documento che avete sottoscritto e diffuso, nei giorni scorsi: mi sarei aspettato almeno un confronto, come abbiamo sempre fatto»: inizia così la risposta del sindaco di Atessa a 24 sindaci del Sangro-Aventino e questa è la conclusione: «Non credo sia un buon segnale, anche per tutti i nostri cittadini, vedere i sindaci divisi su due o tre fronti».
I 24 sindaci, alcuni giorni fa, hanno sottoscritto un appello a una visione non campanilista sul territorio. Anche se mai nominata, era sottintesa la diatriba tra ospedale Covid di Atessa e il presidio territoriale di assistenza (Pta) di Casoli sul trasferimento, provvisorio, del distretto sanitario ed endoscopia.
Borrelli risponde ai sindaci di Casoli, Altino, Roccascalegna, Gessopalena, Vasto, Fara San Martino, Torricella Peligna, Borrello, Montenerodomo, Taranta Peligna, Colledimacine, Lama dei Peligni, Lettopalena, Civitella Messer Raimondo, Palena, Montelapiano, Roio del Sangro, Monteferrante, Colledimezzo, Sant’Eusanio del Sangro, Montebello sul Sangro, Palombaro, Archi e Paglieta. «Il 14 aprile sono andato all’ospedale di Casoli perché chiamato dai dipendenti del distretto sanitario di Atessa, lì trasferiti. Un pezzo della mia città», afferma Borrelli, «era lì, non dovevo andare? Arrivato a Casoli ho preso atto che le notizie, avute nelle prime battute della mattina, erano vere: un preciso e ingannevole disegno della Regione e della Asl si stava materializzando. Non si tratta di non capire le strategie di una parte di territorio, né di sottovalutare l’importanza dell’ospedale di Casoli. Se riflettiamo attentamente, il funzionamento del servizio ospedaliero trasferito, senza sminuire nessuno, non risiede tanto nello spostare la “macchina per l’endoscopia” o il medico che la deve attivare. Quelle apparecchiature sono state strappate da un posto, dove funzionavano benissimo da anni, e avrebbero potuto benissimo rimanere e funzionare dove si trovavano avendo individuato, nell’ospedale, due distinti percorsi: Covid e non Covid. Le giustificazioni addotte dalla Asl», per Borrelli, «sono pretestuose. Voi come avreste reagito? Possiamo anche parlare di grandi visioni per la sanità pubblica sul territorio, che a cadenze decennali tornano alla ribalta. Vogliamo parlare di questo? I sindaci di Vasto (firmatario tra l’altro) e di Lanciano che ne pensano?». (m.d.n.)
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