Borrelli: vogliamo garanzie sul futuro dell’ospedale

17 Aprile 2021

ATESSA. «Adesso dateci garanzie sul futuro dell’ospedale e del territorio». Torna sull’audizione della commissione di vigilanza regionale il sindaco Giulio Borrelli e chiede atti concreti. «Ringrazio»...

ATESSA. «Adesso dateci garanzie sul futuro dell’ospedale e del territorio». Torna sull’audizione della commissione di vigilanza regionale il sindaco Giulio Borrelli e chiede atti concreti. «Ringrazio», esordisce il sindaco, «la commissione di vigilanza regionale, e il presidente Pietro Smargiassi, per avere dedicato la seduta di giovedì 15 aprile all’ospedale di Atessa. È emerso chiaramente, in quella sede, che non può essere più negato il percorso per il riconoscimento di nosocomio al servizio di un'area disagiata, tracciato dalla nostra amministrazione, fin dal suo insediamento, e sancito ormai da due delibere di giunta regionale: una dell’ottobre 2018, l’altra del novembre 2019. Il Comune di Atessa ha contribuito, nel 2018, con la giunta regionale di Luciano D'Alfonso, al lavoro dell'Agenzia sanitaria regionale e della Asl dell'epoca, che hanno sostanziato quell'atto deliberativo con dati epidemiologici, orografici e economici inoppugnabili. Affermare ancora che è stato fatto tutto nel 2019, con la giunta regionale di Marco Marsilio, non corrisponde al vero ed è una ricerca affannosa di attribuzioni di meriti che non ci interessa».
Borrelli torna anche sul distretto sanitario di base. «Non è più ammissibile che molti dei servizi e ambulatori del distretto, trasferiti altrove più di un anno fa, non siano stati riportati al loro posto. Non possiamo aspettare la fine della pandemia per riavere indietro il distretto. Bisogna ora guardare oltre e organizzare realmente la struttura ospedaliera, che preveda un vero pronto soccorso H24, con possibilità di ricoveri, un'area medica e un'area chirurgica per interventi programmati multidisciplinari». Borrelli non risponde alle critiche di questi giorni sull’ospedale di esponenti del centrodestra. «Abbiamo bisogno» però, dice «di atti di programmazione certi, delibere di giunta e di consiglio regionali, che definiscano chiaramente l'identità e il futuro del San Camillo. Non possiamo più affidarci ad atti aziendali contraddittori, che una volta ci considerano ospedale e la volta successiva ci retrocedano a Pta. E, quando si parla di vaccini, anche qualcosa di meno di un presidio territoriale, dal momento che le dosi disponibili non vengono distribuite equamente a confronto con altri Pta e sono somministrate molto a rilento».
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