Botte alla ragazza, maxi-condanna

26 Marzo 2019

Pena di 4 anni e mezzo per un giovane: sequestrò la donna per una notte

CHIETI. Sequestrò la fidanzata per una notte intera nel suo appartamento. E la aggredì in almeno 10 occasioni, arrivando a scaraventarla fuori dalla macchina e a prenderla a calci mentre era a terra. Andrea Medved, teatino di 31 anni, è stato condannato a 4 anni e mezzo di reclusione per atti persecutori, lesioni personali aggravate, sequestro di persona e violenza privata nei confronti dell’allora fidanzata, una ragazza di 22 anni, anche lei di Chieti. La sentenza del giudice Andrea Di Berardino è arrivata ieri sera. Medved dovrà anche pagare una provvisionale di 15mila euro alla vittima, assistita dall’avvocato Emanuele Iezzi. Il pm d’aula Sonia Ciancaglini aveva chiesto una condanna a 4 anni. Dietro mesi di botte e intimidazioni, in base alle indagini coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, si nasconde «una gelosia morbosa». Secondo l’accusa, fino all’agosto del 2017, l’uomo ha minacciato e molestato la ragazza costringendola a cambiare le sue abitudini e a vivere «in uno stato di ansia e paura». La obbligava a non uscire con altri coetanei. «Se scopro che fai il contrario», la terrorizzava, «ti meno, ti rompo la testa e ti accoltello. Quando non stai a scuola e io sono al lavoro, devi restare a casa». Una volta l’ha presa a schiaffi, mentre in altre tre circostanze le ha spaccato il cellulare sbattendolo a terra. Uno degli episodi più gravi è avvenuto quando, dopo una banale lite scoppiata nella sua auto, il 31enne ha spinto la fidanzata fuori dall’abitacolo per poi colpirla alla testa e in tutto il corpo. Ma non è finita qui, perché Medved - sostiene sempre l’accusa - ha indotto la ragazza a pernottare nella sua abitazione nonostante fosse contraria: lei ha ceduto alle pressioni solo «per il timore di altre scenate». Finché, l’11 maggio 2017, le ha impedito fisicamente di uscire di casa sebbene la madre fosse andata a prenderla. Meno di un mese dopo, saputo della denuncia presentata nei suoi confronti, l’ha picchiata di nuovo. Alla presenza dei carabinieri, intervenuti in soccorso della giovane, l’ha minacciata ancora: «Ti faccio camminare su una sedia a rotelle». Il divieto di avvicinamento non è bastato a fermarlo. Dopo aver avuto contatti su Whatsapp con la ragazza, un giorno l’ha incontrata per strada: quando si è rifiutata di cancellare il testo dei messaggi, lui l’ha afferrata per il collo, strattonandola e strappandole di mano lo smartphone per eliminare le chat. L’avvocato Roberto Serino, difensore di Medved, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo l’assenza di prove certe nei confronti dell’imputato. (g.let.)