Botte e minacce alla moglie, condannato

Anni di vessazioni davanti ai figli: due anni e due mesi di reclusione, con l’abbreviato, per il 49enne
LANCIANO. A nulla sono valse le dichiarazioni spontanee, in aula, di amore verso la ex moglie o i figli: il gup Marina Valente lo ha condannato, con rito abbreviato, a due anni e due mesi di reclusione, con risarcimento danni da decidersi in separata sede, per maltrattamenti e atti persecutori nei confronti della ex, 36enne. È in carcere a Teramo G.R., 49enne di un paese frentano, arrestato dalla polizia il 12 gennaio scorso per aver sottoposto la moglie, dal 2011 al 2016, a continue vessazioni fisiche e psicologiche, ingiurie e minacce di morte. Girava addirittura in auto con un martello che, come evidenziato dal pubblico ministero Andrea Papalia, era nel cofano, pronto ad essere usato contro la moglie se l’avesse scoperta in compagnia del presunto amante. Era questa la molla della sua violenza: la folle gelosia per la donna. L’uomo era accecato dalla paura di essere tradito ed era arrivato anche a dubitare dell’effettiva paternità di uno dei due bambini. Nonostante questo timore, aveva obbligato la donna a rifarsi il seno, ad aumentarlo. L’uomo non risparmiava aggressioni e minacce neanche davanti ai figli atterriti. Uno di loro è stato ascoltato dalla polizia nel corso delle indagini e avrebbe confermato il clima di terrore che c’era in casa. Il processo ha ripercorso cinque anni di vessazioni e minacce, ma l’avvocato Maria Ida Troilo, legale della donna che si è costituita parte civile chiedendo un risarcimento danni di 20.000 euro, ha evidenziato come le condotte violente dell’uomo fossero iniziate prima, fin dai primi anni di matrimonio e che negli ultimi 5-6 anni erano peggiorate, tanto da coinvolgere anche i due figli minori. Anzi, dal luglio 2016, quando la donna ha avviato le pratiche per la separazione, ai maltrattamenti si sono aggiunti gli atti persecutori con il 49enne che ha iniziato a perseguitare la donna in maniera sempre più asfissiante con sms e minacce telefoniche. In un’occasione le avrebbe detto: «Ho un martello in auto, se ti scopro con l’amante ti uccido». La pedinava anche. Per la vittima era diventato un incubo senza fine. Poi, a gennaio, l’arresto di G.R., al termine delle indagini condotte dalla polizia su denuncia presentata dalla donna. In questi mesi sono state respinte le richieste di scarcerazione avanzate dal legale dell’uomo al gip e al Riesame e ora si è arrivati al giudizio abbreviato e alla condanna in primo grado. L'uomo continua a professarsi innocente, vittima della famiglia della ex moglie dalla quale si sentiva escluso. (t.d.r.)
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