Botte e morsi in faccia: due mariti nei guai

Una vittima: «Mi svegliava alle due di notte perché pretendeva che andassi a lavorare nei campi»
CHIETI. Uno ha picchiato la moglie anche il giorno prima della comunione del figlio, un ragazzino allora undicenne terrorizzato da quelle scenate che era costretto a vedere con cadenza quotidiana; l’altro è arrivato a mordere in pieno volto la compagna di una vita dopo averne minato la tranquillità a causa di una gelosia tanto morbosa quanto immotivata. Sono i due mariti violenti condannati ieri, a distanza di poche ore, dal presidente del tribunale di Chieti Guido Campli, su richiesta del pm d’aula Natascia Troiano. Al primo, un 46enne di Francavilla, difeso dall’avvocato Antonio Di Marco e accusato di maltrattamenti in famiglia, sono stati inflitti due anni di reclusione. Secondo l’accusa, sottoponeva «la compagna e i figli a continue vessazioni fisiche e psicologiche, lasciandosi andare a scoppi d’ira per futili motivi nel corso dei quali ingiuriava, minacciava e percuoteva la donna e spesso anche i figli ai quali, comunque, faceva vivere il clima di ansia e paura instaurato in casa». In aula, il figlio maggiore ha raccontato: «Spesso ho difeso io mia madre. Alla fine siamo scappati in Sardegna, la sua regione di origine. Il giorno della mia comunione si è dovuta truccare pesantemente per coprire i segni delle botte».
Condanna ancora più severa – due anni e tre mesi di reclusione – per un 56enne di Canosa Sannita, assistito dall’avvocato Emanuela De Amicis e finito nei guai con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. «Il mio ex marito mi ha picchiata in almeno tre circostanze», ha raccontato, tra le lacrime, la vittima. «La prima volta mi ha tirato un calcio al ginocchio quando eravamo insieme nella vigna». Non solo botte: «Mi svegliava anche alle due di notte con la pretesa che andassi a lavorare nell’azienda agricola». E ancora: «Neanche un mese dopo, sempre nei campi, è sceso dal trattore e mi ha presa a calci e pugni, dandomi della p... Io ho perso l’equilibrio, sono caduta a terra e ho battuto la testa al palo di sostegno del vigneto. Poi, sono scappata verso la macchina e sono tornata a casa. Insieme a mio figlio, abbiamo preso qualche vestito, la biancheria intima e siamo fuggiti a casa di una mia amica a Lanciano. Ho presentato denuncia ai carabinieri, poi ho trovato rifugio in una struttura protetta. Non contento, il mio ex marito ha messo in giro voci false su di me: pure ai miei familiari ha raccontato che ero scappata di casa ed ero in crociera con un altro uomo, di cui ero incinta».
Il 56enne è stato anche condannato al risarcimento dei danni in separato giudizio: la donna, assistita dall’avvocato Mario Di Pillo, chiede 50mila euro. (g.let.)
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