Botte in famiglia, il nipote accusa

26 Gennaio 2019

Il processo sulla lite davanti a casa, l’imputato respinge gli addebiti

CHIETI. «È stato mio zio ad aggredirmi, poi lui ha perso l’equilibrio ed è caduto a terra: io non ho picchiato nessuno». Si difende così G.A., 28 anni di Fara Filiorum Petri, finito sotto processo con l’accusa di lesioni aggravate ai danni dello zio, A.T., 64 anni. Secondo la parte civile, il 23 gennaio del 2018 a scatenare tutto erano stati alcuni dissidi legati all’eredità. Ma l’imputato, che ha denunciato a sua volta A.T., respinge questa circostanza. «Quel giorno», ricostruisce il giovane, difeso dall’avvocato Dario Marrocco, «mi trovavo insieme a mia nonna nel cortile esterno per valutare dei lavori di ripristino della recinzione danneggiata dal forte vento. Dall’altro lato, c’era mio zio che era intento a prendere della legna. Subito ha iniziato ad offendermi e a dire che non dovevamo poggiare nulla sulla recinzione perché era sua». Il diverbio è continuato e, stando alla versione dell’imputato, sarebbe stato A.T. a colpirlo con un calcio al volto: «Considerando che il terreno in quel punto è sconnesso, mio zio ha perso l’equilibrio ed è caduto a terra di schiena. Poi si è subito rialzato, scagliandosi contro di me e cercando di tirarmi un pugno. Io sono riuscito a schivare il colpo e ho risposto per difendermi. A quel punto lui si è spostato bruscamente e, come in precedenza, ha perso di nuovo l'equilibrio cadendo all'indietro». Sotto processo è finita anche la nonna di G.A.: «Ma lei è completamente estranea all’episodio», sostiene il giovane. (g.let.)
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